27
rmo
luglio/agosto 2013
Tra i punti deboli citati delle nostre forniture ci sono
invece la disponibilità dei pezzi di ricambio, l’assi-
stenza e il supporto tecnico, oltre ai costi di manuten-
zione correlati. “Ma un’altra cosa molto ricorrente
nei questionari - spiega Giancarlo Losma, presidente
Federmacchine - è la difficoltà a comunicare con i for-
nitori italiani: la non tempestività delle risposte, e la
difficoltà a comprendere l’inglese usato dalle nostre
aziende. Ma non solo, anche la difficoltà di navigare
i siti aziendali e reperire le informazioni cercate, tutti
problemi che per lavorare con le aziende del Nord
america vanno affrontati e risolti in fretta”.
Italia e concorrenza estera.
L’Italia si posiziona co-
munque bene tra i fornitori esteri, subito dopo Ger-
mania, prima per livello di familiarità, e Giappone. I
prezzi sono però la caratteristica per cui le nostre for-
niture sono percepite come più competitive di quelle
tedesche, e subito dopo il Giappone. Il nostro Paese
si posiziona al quarto posto come Paese d’origine dei
macchinari acquistati di recente dalle imprese statu-
nitensi, subito dopo gli Stati Uniti stessi, il Giappone
da circa 27.080 milioni di euro del 2010 a ben 42.785
milioni nel 2012, dei quali l’Italia detiene una per-
centuale del 5,7%. Il Canada ha aumentato del 12%
le sue importazioni in macchinari, passando da 5.928
milioni di euro nel 2010 a 7.455 nel 2012, con l’Italia
a rappresentarne il 2,64%. Dati dei primi undici mesi
2012 per il Messico parlano invece di un aumento del
25,96%, da 12.237 milioni di euro del 2010 a 15.155
del 2012, e l’Italia al 7,59% del totale. In particolare,
a spingere la ripresa del manifatturiero in Usa e Ca-
nada è il fenomeno del re-shoring, per cui le imprese
nordamericane tornano con decisione a produrre in-
ternamente rientrando dall’estero, generando una
forte domanda di macchinari al contempo più fles-
sibili e sofisticati.
Utilizzo dei macchinari italiani.
Delle circa 600
aziende statunitensi e canadesi (queste ultime com-
paiono per la prima volta nella rilevazione) che hanno
partecipato all’indagine, tutte con fatturato supe-
riore ai 500 mila dollari, il 27% dichiara di utilizzare
già macchinari italiani. Dei non utenti, l’11% ha però
utilizzato macchine italiane in passato. Una azienda
su dieci era inoltre a conoscenza della campagna
promozionale Machines Italia/ICE, in seno alla quale
si svolge il survey: “Sull’universo di imprese nordame-
ricane - spiega Pasquale Bova, direttore ICE Chicago-
Toronto-Montreal - la cifra è statisticamente notevole,
e l’indagine è servita come momento di sensibilizza-
zione anche per le altre, aprendo grandi opportunità
per farle in futuro passare da una prima consapevo-
lezza all’utilizzo: il 69% delle imprese ha dichiarato
infatti di aver cominciato a considerare l’acquisto di
macchinari italiani per le proprie esigenze”.
L’indagine mostra in generale una diffusa opinione
positiva sui macchinari italiani, sia tra utenti che non
utenti, così come dei possibili vantaggi che possono
portare. Tra i pregi più citati, spiccano l’alta qualità
rispetto al prezzo, l’innovazione tecnologica e la per-
fetta compatibilità con i precedenti modelli di mac-
chinari. Tra gli utilizzatori, i punti forza spaziano tra
qualità, durata, affidabilità, precisione e velocità, e
l’ottimizzazione di processi innovativi e l’aumento di
produzione sono tra i principali vantaggi ottenuti.
Pregio spesso menzionato è anche la capacità di
Made to custom delle aziende italiane. Per il 47% di
chi ha investito in macchine utensili italiane, queste
hanno contribuito a realizzare qualcosa di innova-
tivo che prima non si era in grado di fare, come con-
solidare le fasi di produzione, migliorare la qualità
dei prodotti, aumentare la capacità produttiva ridu-
cendo i tempi di produzione e creare nuovi prodotti.
Per G
iancarlo Losma
,
presidente
Federmacchine
(la federazione nazionale delle
associazioni dei produttori
di beni strumentali per lo
svolgimento di processi
manifatturieri dell’industria
e dell’artigianato): “Un’altra
cosa molto ricorrente nei
questionari è la difficoltà a
comunicare con i fornitori
italiani: la non tempestività
delle risposte, e la difficoltà a
comprendere l’inglese usato
dalle nostre aziende. Ma non
solo, anche la difficoltà di
navigare i siti aziendali e reperire
le informazioni cercate, tutti
problemi che per lavorare con le
aziende del nord america vanno
affrontati e risolti in fretta”.
Per
Pasquale Bova
, il
direttore
ICE Chicago-
Toronto-Montreal
(l’ICE è
l’Agenzia per la promozione
e l’internazionalizzazione, col
compito di agevolare, sviluppare
e promuovere i rapporti
economici e commerciali italiani
con l’estero): “Sull’universo di
imprese nordamericane la cifra
è statisticamente notevole,
e l’indagine è servita come
momento di sensibilizzazione
anche per le altre, aprendo
grandi opportunità per farle in
futuro passare da una prima
consapevolezza all’utilizzo: il 69%
delle imprese ha dichiarato infatti
di aver cominciato a considerare
l’acquisto di macchinari italiani
per le proprie esigenze”.