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gennaio/febbraio 2014
sposizione le risorse necessarie per soddisfarli. I temi
affrontati sono differenti e spaziano dall’offerta di
competenze tecniche specifiche per il lavoro svolto
dai diversi colleghi, agli aspetti altrettanto impor-
tanti di evoluzione delle caratteristiche personali e
caratteriali, che li supportino nei diversi ruoli azien-
dali che dovranno coprire. Quest’ultimo aspetto ha
anche un impattomolto positivo sullemotivazioni del
personale, che si vede coinvolto e responsabilizzato
nel proprio compito. Per queste attività di forma-
zione è possibile anche ricorrere a risorse economiche
esterne, che hanno però un ‘costo’ in termini di iter
burocratico da seguire. È da valutare volta per volta
la convenienza del ricorso al finanziamento esterno,
in funzione del singolo progetto di formazione azien-
dale che si vuole realizzare”.
L’importanza degli investimenti.
Diego Spini mette
l’accento sugli investimenti: ”All’interno del nostro
Gruppo la formazione è una delle voci dove si re-inve-
ste maggiormente. Basta visitare i nostri stabilimenti,
specialmente quelli tedeschi e quelli giapponesi, per
capire quale peso diamo alla formazione.
Ovviamente non ci limitiamo alla formazione dei
futuri operatori delle fabbriche, ma investiamo sulla
formazione e sull’aggiornamento di tutto il per-
sonale, da quello impiegatizio a quello tecnico, da
quello addetto alle vendite al management”.
Secondo Mario Salmon, non tutto è rose e fiori all’in-
terno delle imprese: ”Purtroppo in molte aziende ciò
che è ‘urgente’ finisce inesorabilmente per schiacciare
e stritolare ciò che è ‘importante’ e raramente il ma-
nagement è capace di definire piani pluriennali di inno-
vazione e sviluppo aziendale dai quali far nascere dei
piani di formazione e accrescimento professionale per-
sonalizzati e poliennali. Non è facile, nella situazione
economica attuale, guardare lontano e la prima attività
che ne soffre è proprio la formazione che viene svolta
in modo talvolta casuale e, spesso, poco correlato con
le strategie aziendali eventualmente presenti. Questa
mancanza di pianificazione è anche responsabilità di
una parte degli enti di formazione spesso troppo im-
pegnati a ‘vendere corsi’ e poco a sostenere la competi-
tività delle imprese attraverso azioni formative mirate.
I dati riassuntivi di cui attualmente si dispone indicano
percentuali di ingresso nel mondo del lavoro, a seguito
di corsi di formazione professionale, del tutto irrisorie.
Naturalmente non si può generalizzare anche perché
questi dati trovano nella crisi una, sia pure parziale,
spiegazione. Tuttavia appare evidente come il sistema,
nel complesso, abbia delle potenzialità che vengono
disattese consumando importanti risorse a fronte di
risultati modesti. Pur rappresentando, il nostro Paese,
meno di un centesimo della popolazione mondiale,
i prodotti italiani (certamente in settori che vanno
dall’agri-food al design, ma anche nella meccanica
se pensiamo ad esempio alla produzione di valvole
speciali per impianti petroliferi e nucleari) esercitano
una rilevante attrattiva per una parte significativa del
restante 99% degli abitanti del pianeta. Sembra però
che l’Italia non si accorga di questa enorme oppor-
tunità di crescita e neppure la formazione aziendale
concorre a proporre professionalità innovative che
vadano in questa direzione”.