INCHIESTA
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progettare 386
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GENNAIO
/
FEBBRAIO
2015
puntare sull’ambiente è la chiave
per la crescita dell’occupazione e
del Paese: e questo getta una nuo-
va luce sul mio ministero, nato in
origine per creare una cultura am-
bientale che in Italia non esisteva.
Oggi le cose sono cambiate, e il
ministero dell’ambiente non è
più una sorta di controparte del
Mise e dell’agricoltura, ma deve
anzi essere il loro miglior alleato.
E non a caso durante la crisi le
uniche aziende cresciute sia in
termini di fatturato che occupa-
zionali sono proprio quelle legate
alla green economy”.
Diversi eventi geopolitici, ma
anche lo sviluppo di nuove tec-
nologie estrattive, mutano oggi
consumi e fonti energetiche nel
mondo. “I consumi si spostano
dai Paesi Ocse a quelli emergenti
- illustra Fabrizio Barbaso, vice di-
rettore generale DG Energia della
Commissione europea -: nel 2013,
il 90% dell’aumento del consumo
globale è stato rappresentato da
Cina e India, e da qui al 2030-
2035 aumenterà di 1/3, tutto al
di fuori dei Paesi Ocse, che per
contro riducono o mantengono i
loro consumi”. Cambiano anche
le fonti energetiche: l’incidente
di Fukushima ha portato a un ri-
pensamento sul nucleare in molti
Stati europei, e lo sviluppo tecno-
logico oggi permette l’estrazione
di shale gas a costi competitivi,
direzione presa con decisione
dagli Stati Uniti, i quali di qui a
qualche anno non importeranno
più né petrolio né gas, andando
verso una prospettiva di esporta-
zione: “Ciò richiede ancora tempo
per costruire gli impianti e ottenere
le autorizzazioni - spiega Barbaso -,
due sono state già date, e il nuovo
corso si accompagna a un rilancio
delle industrie chimica e pesante
americane.
Gli esperti dicono che gli america-
ni esporteranno ai migliori prezzi
sui mercati, non è pertanto detto
che lo faranno verso l’Unione Eu-
ropea: ma ad ogni modo l’export
di shale gas da USA e Australia
avrà un forte impatto sui prezzi”.
Tensioni geopolitiche
In Europa, le tensioni tra Russia
e Ucraina hanno portato a una
battaglia sul prezzo del gas, ma
generano insicurezza anche le
ridotte esportazioni dalla Libia e
l’Iraq, toccato dalle occupazioni
dell’Isis nel Kurdistan. “La sicu-
rezza energetica è oggi la priorità
nella politica che la Commissione
propone da qui al 2030 - spie-
ga Barbaso -, unitamente all’u-
nione dell’energia, che implica
l’europeizzazione delle politiche
energetiche, con più attenzione
al coordinamento delle decisioni
riguardo l’uso e la condivisione
delle risorse.
L’Europa deve attenuare il suo
alto grado di dipendenza: ciò si
può ottenere con diverse politi-
che, quali la moderazione della
domanda, una maggiore efficien-
za energetica, e il completamento
del mercato interno, con la realiz-
zazione di infrastrutture che con-
sentano al mercato comunitario
di funzionare come un grande
mercato nazionale”. Necessario
è però anche rilanciare le risorse
nazionali: le rinnovabili, con in-
centivi più commisurati ai diversi
Stati, per non ricreare le bolle
speculative e i sovraccosti gene-
rati in passato, ma anche lo shale
gas, ancora controverso nell’UE.
“Sullo shale stiamo lavorando
moltissimo, seppure riteniamo
che il potenziale in Europa sia
inferiore a quello americano, per
ragioni sia di densità sia giuri-
diche, in quanto i titoli di pro-
prietà, che negli USA vanno fino
in profondità, nei Paesi europei
rimangono in superficie, il che
frena gli investimenti.
Stiamo però creando una rete tec-




