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I PROTAGONISTI

ENRICO BARBIERI, titolare di Arolo: “La prima mac-

china l’abbiamo vista e provata nel 1987 [...].Per

quanto riguarda la nostra azienda, il termine impatto

non è appropriato, in quanto non si è trattato di una

svolta repentina, bensì di un processo lungo e grad-

uale che nulla ha avuto di rivoluzionario. Sotto certi

aspetti la popolarità della stampa 3D degli ultimi mesi

ha creato qualche confusione negli utenti in quanto

da una parte si vedono proporre tecnologia a basso

costo e dall’altra si accorgono che per ottenere deter-

minati risultati in termini di materiali e precisione gli

investimenti necessari sono tutt’altro che economici”.

GIORGIO ABRATE, responsabile dell’ingegneria di Avio

Aero: “Avio Aero ha iniziato 10 anni fa a cimentarsi con

queste tecnologie e oggi è pronta per lanciare la produzi-

one di serie di pale turbina in alluminiuro di titanio, un

materiale intermetallico che ha un peso specifico pari al

50% di quello degli acciai che si usano tradizionalmente

su questi componenti. Anche le aziende italiane che fab-

bricanoprotesiortopedichesonostatedegliapripista.Per il

momento i produttori di stampanti 3D sono in Germania,

ma alcune aziende italiane sono in cima alla classifica

di quelle che hanno saputo applicare questa tecnologia

cambiando anche il modo di progettare”.

OSCAR CIPOLLA, regional product marketing manager di

RS Componenents: “Sicuramente è una tecnologia nuova,

incostanteecontinuaevoluzione,equindidaperfezionare.

Ma un primo bilancio è già possibile farlo: dalla nostra es-

perienza diretta con i clienti che fanno uno delle stampanti

3D è emerso che in tutte le aree industriali questi prodotti

stanno stimolando il desiderio di fare qualcosa di nuovo e

diverso. In particolare, l’industria meccanica è uno di quei

settori che sta rivalutando i propri cicli di produzione e in

particolare nella fase di prototipazione, i costi e i tempi si

stanno notevolmente riducendo”.

progettare 386

GENNAIO

/

FEBBRAIO

2015

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è accompagnato anche da un’ampia

copertura mediatica riservata ai pos-

sibili sviluppi e impieghi della stessa,

dove, tra esperimenti scientifici e svi-

luppi industriali, trova spazio persino

un ambito particolare come quello

domestico. La gara agli oggetti stam-

pati più sorprendenti e stupefacenti

- e dunque anche alle stampanti più

incredibili - è aperta e serrata. Basta

una rapida ricerca sul web: alla Uni-

versity of Southern California, alcuni

ricercatori, sfruttando una tecnologia

battezzata Contour Crafting, lavorano

a una monumentale stampante 3D

alimentata con cemento a presa ra-

pida per erigere una casa in 24 ore;

una società brasiliana, Tecnologia

Humana, stampa feti partendo da

risonanze magnetiche e tomografie;

Choc Creator VI è una stampante

che usa il cioccolato ecc. Dell’ultima

ora è una vernice, utilizzabile an-

che su superfici piccole (ad esempio

per la ricarica e l’alimentazione di

smartphone e di laptop), capace di

catturare la luce solare e convertirla in

elettricità prodotta con stampa 3D in

grado di generare energia rinnovabi-

le, un progetto australiano prossimo

alla commercializzazione, sviluppato

da un consorzio di cui fanno parte

l’Ente nazionale di ricerca Csiro e due

università di Melbourne. Tutte cose

verificabili e verificate, insomma, nes-

suno spazio per miti e leggende. Ma

per conoscere il reale stato dell’arte

di questa tecnologia e soprattutto del

suo rapporto con l’industria meccani-

ca, noi di ‘Progettare’ riprendiamo là

da dove avevamo iniziato nel nostro

numero di ottobre 2012, cominciando

a restituire la parola proprio a uno dei

protagonisti di allora.

“Noi ci occupiamo di stampanti 3D

da un certo numero di anni, la prima

macchina l’abbiamo vista e provata

nel 1987, e dunque per noi il mercato

non è affatto una novità”mette subito

in chiaro Enrico Barbieri, titolare di

Arolo.