progettare 380
MAGGIO
2014
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novazione e dell’export dipendono
dall’industria. Così come 37 milioni di
posti, e circa la metà dell’occupazione
nei servizi. Senza radici profonde nel
manifatturiero, anche l’economia dei
servizi si inaridisce. L’industria mani-
fatturiera, dunque, si pone al centro
di questa nuova visione che mette in
primopianounaproduzionemoderna,
composta da tecnologie all’avanguar-
dia che non inquinano, in un’ottica di
crescita sempre più sostenibile”.
Per la prima volta, oltre all’agricoltu-
ra, anche l’industria ha un bilancio:
quasi 1/6 delle risorse comunitarie
sono destinate all’innovazione e alla
competitività industriale. Oltre 100
miliardi dai fondi regionali, 40 miliardi
dal nuovo programma per la ricerca
e l’innovazione (Orizzonte 2020); 2,3
miliardi da Cosme, il tutto per favorire
l’accesso al credito delle PMI. Questo
significa dare maggiore valore all’in-
dustria manifatturiera, mettendo al
centro dell’agenda politica le PMI. Un
passo importante, anche perché solo
alcuni anni fa si pensava a una Europa
focalizzata su servizi e finanza, in una
sorta di fase post-industriale.
Sequalcosadi positivohaportatoque-
interna, indebolendo la nostra base
industriale. 4 milioni di posti e 350
miliardi di investimenti persi, un livello
di disoccupazione giovanile dramma-
tico, il record storico di solo il 15% di
PIL legato al manifatturiero”.
Lo scorso gennaio la Commissione ha
adottato l’Industrial Compact, ovvero
la strategia di rilancio per l’industria
europea, che fissa come obiettivo il
raggiungimento del 20% del PIL pro-
dottodallamanifattura inEuropa (oggi
è al 14%) entro il 2020. A tale fine, sono
statimessi a disposizione per l’innova-
sta crisi è dunque la consapevolezza
dei danni legati a una finanza senza
regole, ma soprattutto la necessità di
un’economia fondata sull’industria.
Arrivano i finanziamenti
La strategiamessa a punto dalla Com-
missione Europea ‘Per un rinascimen-
to industriale europeo’ parte da inno-
vazione e formazione “anima e cuore
della nuova rivoluzione industriale”.
“Ora dobbiamo agire - afferma Tajani -:
la crisi, con l’eccesso di austerità, ha
penalizzato investimenti e domanda
Un Paese più smart
Durante il suo intervento al convegno Fed-
erica Guidi, ministro per lo Sviluppo Eco-
nomico, ha ribadito il fatto che l’Italia già
da diversi anni ha serie difficoltà a usufruire
dei fondi europei. “Mi chiedo come mai
l’Italia, pur essendo il Paese dei progettisti
per eccellenza, pur rappresentando il meg-
lio della progettazione in ogni comparto,
spesso non sia riuscita a utilizzare i fondi
europei. Il problema è spesso l’incapacità a
superare le difficoltà burocratiche. Parliamo
per esempio delle grandi opere, che attra-
versano più regioni. La sovrapposizione di
burocrazia ha certamente rallentato. Nella
vecchia programmazione 2007-2012 dob-
biamo ancora spendere 21 miliardi entro il
2015”. La burocrazia in primis, ma anche le
molte difficoltà che dipendono dal patto di
stabilità interno. E aggiunge: “Certo le norme
europee sono stringenti, eppure credo sia
possibile trovarsi nei tavoli giusti al momento
giusto per fare le regole del gioco e non subirle. Accolgo con grande interesse il fatto l’UE
abbia voluto creare tavolo di dialogo tra politica locale e imprenditoria locale nazionale e
internazionale. Apprezzo molto il lavoro svolto dal vicepresidente Tajani che ha portato avanti
un percorso molto positivo per la nostra industria”. E prosegue: “Nel nostro Paese l’Irap
e la tassazione sul costo del lavoro sono battaglie difficili come quelle relative al patto di
stabilità. Gli interventi per l’energia sono ancora limitati mentre l’Europa del nord ha iniziato
a fare. Sono necessari mutui e finanziamenti per l’efficientamento energetico. Si parla di
smart city, che richiedono software e hardware, ma anche e soprattutto di ‘smart people’,
persone che utilizzano al meglio i fondi a disposizione. Gli imprenditori devono fare la loro
parte”. Ma è necessario e urgente - aggiungiamo - un piano industriale nel nostro Paese.