The recent Apple/Ireland case revivedan issue
that remains unresolved: how to create a tax
base common to all European countries and
finda formula to tax corporate profits in the
sameway. Italy ranks first in theworld ranking
with regard the tax burden onbusinesses.
The EuropeanCommission recently took the
unprecedenteddecision to chargeApplewith
tax evasion in Ireland, charging it withat least
13billion euro inunpaid taxes.The favorable
taxationfromwhichApple benefitedwas
considered state aid.However, Apple and the
Irish government intend to appeal the decision,
which theUS company hadalready said that
theywould to do in the event of treatment by
Europeanauthorities deemed ‘unfair’.The
Irish government also intends to file against
the EUto not accept the 13billion.TheApple
story follows similar disputes involving Fiat
andStarbucks, sentenced in the fall of 2015 to
pay between20and30million euro for the tax
benefits obtainedfromLuxembourg and the
Netherlands. According to calculations from
Brussels, bothFiat andStarbucks paid taxes in
theNetherlands andLuxembourg at 0.4%and
0.6%respectively.
Indeed, the current taxation fact on companies
and revenues in the individual EUcountries are
totallymisaligned.Themultinationals thus have
the possibility not only of physically settling in
the countries that provide better tax conditions,
but also to implementmanagerial, production
and transfer pricingmodels tomove costs and
revenueswithin the group in order to limit the
impact on taxes.
Taxing businesses in
Europe. Italy at the top
(i.e. bottom)
sconfiggere le strategie di arbitraggio
tributario di cui le multinazionali hanno
abusato in questi anni. Si prevede infatti
lo scambio spontaneo d’informazioni su
certe tipologie di ruling con uno spettro
più ampio della Direttiva comunitaria.
Il caso Apple –Irlanda
La Commissione europea ha condannato
la società informatica americana al rim-
borso di tasse non versate per via di un
accordo fiscale illegittimo (tax ruling, in
inglese). L’ammontare è record si parla
di circa 13 miliardi di euro a cui bisogna
aggiungere gli interessi. Secondo Bruxel-
les, Apple ha goduto di aiuti illegali per
oltre due decenni. Il caso Apple - Irlanda
mostra però una peculiarità nell’ambito
delle distorsioni esistenti del modello co-
munitario alla luce della ulteriore discre-
zionalità che alcuni Paesi hanno scelto
di esercitare concedendo in prevalenza
a multinazionali della digital economy
condizioni fiscali più favorevoli rispetto
a quelle praticate attraverso i cosiddetti
ruling internazionali, ovvero accordi ad
hoc grazie ai quali in cambio della crea-
zione dei posti di lavoro e di un contribu-
to aggiuntivo al prodotto interno lordo
nazionale, le big company hanno potuto
beneficiare di più ampi sconti che hanno
diluito, in alcuni casi in modo straordina-
rio, le aliquote fiscali reali.
Secondo la Commissione Europea nel
2011 Apple avrebbe registrato profitti
per 22 miliardi di dollari (16 miliardi di
euro) ma grazie agli accordi fiscali con
l’Irlanda solo 50 milioni di euro sono sta-
ti considerati imponibili in Irlanda. Ben
15,95 miliardi di euro di profitti hanno
eluso l’imposta. Di conseguenza Apple
Sales International ha pagato meno di 10
milioni di euro di imposta sulle società in
Irlanda nel 2011, pari a un tasso d’imposi-
zione di circa lo 0,05% sui profitti annuali
totali. Anche Apple Operations Europe
ha beneficiato dello stesso regime fiscale
nello stesso periodo. La normale aliquota
irlandese è del 12,5%. L’ammontare ri-
guarda il periodo 2003-2014. È il governo
irlandese che deve decidere l’esatto am-
montare del rimborso e le modalità con
le quali Apple dovrà rimborsare le tasse
non versate. La presa di posizione giunge
dopo una inchiesta durata quasi tre anni.
I precedenti
Bruxelles ha scoperto negli anni scorsi che
alcuni Paesi europei - in particolare l’Irlan-
da, il Lussemburgo e l’Olanda - hanno di-
stribuito alle società internazionali surret-
tizi aiuti di Stato, concedendo alle aziende
generosi accordi fiscali in cambio d’investi-
menti sul territorio nazionale. I cosiddetti
tax ruling sono considerati in violazione
delle regole sulla libera concorrenza.
In passato, la Commissione con-
dannò al rimborso di tasse
non versate sia Starbucks,
che aveva goduto di un
Il quadro comparato delle imposte in Europa
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novembre 2016




