26
marzo 2017
Nella foto Jeremy Browne e alla sua sinistra Raffaele Jerusalmi, amministratore delegato di Borsa Italiana, all’UK-Italy Business Awards che si è svolto
presso la sede di Borsa Italiana.
e le start-up tecnologiche. Poi ci sono ef-
fettivamente attività che dipendono o che
sono correlate all’appartenenza all’UE, e su
queste inevitabilmente vi potranno essere
delle ripercussioni. Ma la forza di Londra va
vista su una scala mondiale. Le città che so-
no in grado di competere con Londra non
sono all’interno dell’Europa, ma sono New
York o Singapore. A mio parere, nessuna
città all’interno dell’Europa sarà in grado
di sostituire Londra. Per tutte queste ragio-
ni, il pericolo, proprio per l’Europa, sta nel
fatto che se si cercherà di denigrare Londra
per attirare gli investitori, questi potreb-
bero lasciare la capitale del Regno Unito
ma puntare ad altri mercati, come quello
newyorkese, per esempio. E a quel punto,
l’Europa potrebbe non avere più un suo
distretto finanziario con ricadute negative
per tutti”.
È però in corso una gara per ospitare
l’eventuale nuova sede della EMA (Euro-
pean Medicines Agency) e dell’EBA (Eu-
ropean Bancking Autority), nel caso in
cui decidessero di abbandonare Londra.
Milano e altre città si sono già candida-
te. Verranno prese delle misure per inco-
raggiare le Agenzie europee a rimanere
a Londra?
“Dal mio punto di vista non è semplice
spostare un’organizzazione con così tante
persone qualificate e di talento che lavo-
rano in una situazione ben collaudata, do-
ve hanno stabilito relazioni e soprattutto
dove si sono portati le famiglie. È un’im-
presa costosa, non solo economicamente
ma anche in termini di tempo. Qui ci sono
le infrastrutture migliori, le risorse, un si-
stema organizzativo adeguato a ospitare
le organizzazioni. A mio parere vanno
valutati accuratamente i pro e i contro e
quali vantaggi effettivamente portereb-
be il trasferimento in zone appartenenti
all’Unione Europea. Detto questo, saran-
no i Governi a decidere dove devono ave-
re la sede le varie Agenzie europee. E que-
ste sono decisioni politiche”.
E per quanto riguarda l’imprenditoriali-
tà privata? Alcune banche, per esempio,
hanno annunciato la volontà di lasciare
Londra, una volta che l’uscita dall’UE sa-
rà effettuata. Anche in questo caso, si è
pensato a qualche incentivo per tratte-
nerle?
“In realtà, secondo le nostre indagini e i
colloqui che abbiamo intrapreso, i vertici
delle banche pensano che i fondamenti
di Londra siano forti. Alcuni business po-
trebbero anche spostarsi, ma è pur vero
che molte banche o multinazionali hanno
già uffici dislocati altrove. Ciò che conta
è rendere noto a tutti che a Londra vi è il
clima più favorevole, il dinamismo giusto
per continuare ad essere il polo attrattivo
di capitali e il centro della finanza. A Lon-
dra, il numero dei dipendenti occupati nei
servizi finanziari è dieci volte superiore
a quello di Francoforte, e se una minima
parte di questi dovesse spostarsi non vi sa-
rebbero conseguenze tangibili.
Londra è in continua evoluzione e questo
vale anche per chi vi lavora. Ogni giorno
vi sono persone che cambiano occupazio-
ne. La questione non è come trattenerle;
è creare le condizioni ideali per lavorare”.
@anto_pelle




