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marzo 2017

Nella foto Jeremy Browne e alla sua sinistra Raffaele Jerusalmi, amministratore delegato di Borsa Italiana, all’UK-Italy Business Awards che si è svolto

presso la sede di Borsa Italiana.

e le start-up tecnologiche. Poi ci sono ef-

fettivamente attività che dipendono o che

sono correlate all’appartenenza all’UE, e su

queste inevitabilmente vi potranno essere

delle ripercussioni. Ma la forza di Londra va

vista su una scala mondiale. Le città che so-

no in grado di competere con Londra non

sono all’interno dell’Europa, ma sono New

York o Singapore. A mio parere, nessuna

città all’interno dell’Europa sarà in grado

di sostituire Londra. Per tutte queste ragio-

ni, il pericolo, proprio per l’Europa, sta nel

fatto che se si cercherà di denigrare Londra

per attirare gli investitori, questi potreb-

bero lasciare la capitale del Regno Unito

ma puntare ad altri mercati, come quello

newyorkese, per esempio. E a quel punto,

l’Europa potrebbe non avere più un suo

distretto finanziario con ricadute negative

per tutti”.

È però in corso una gara per ospitare

l’eventuale nuova sede della EMA (Euro-

pean Medicines Agency) e dell’EBA (Eu-

ropean Bancking Autority), nel caso in

cui decidessero di abbandonare Londra.

Milano e altre città si sono già candida-

te. Verranno prese delle misure per inco-

raggiare le Agenzie europee a rimanere

a Londra?

“Dal mio punto di vista non è semplice

spostare un’organizzazione con così tante

persone qualificate e di talento che lavo-

rano in una situazione ben collaudata, do-

ve hanno stabilito relazioni e soprattutto

dove si sono portati le famiglie. È un’im-

presa costosa, non solo economicamente

ma anche in termini di tempo. Qui ci sono

le infrastrutture migliori, le risorse, un si-

stema organizzativo adeguato a ospitare

le organizzazioni. A mio parere vanno

valutati accuratamente i pro e i contro e

quali vantaggi effettivamente portereb-

be il trasferimento in zone appartenenti

all’Unione Europea. Detto questo, saran-

no i Governi a decidere dove devono ave-

re la sede le varie Agenzie europee. E que-

ste sono decisioni politiche”.

E per quanto riguarda l’imprenditoriali-

tà privata? Alcune banche, per esempio,

hanno annunciato la volontà di lasciare

Londra, una volta che l’uscita dall’UE sa-

rà effettuata. Anche in questo caso, si è

pensato a qualche incentivo per tratte-

nerle?

“In realtà, secondo le nostre indagini e i

colloqui che abbiamo intrapreso, i vertici

delle banche pensano che i fondamenti

di Londra siano forti. Alcuni business po-

trebbero anche spostarsi, ma è pur vero

che molte banche o multinazionali hanno

già uffici dislocati altrove. Ciò che conta

è rendere noto a tutti che a Londra vi è il

clima più favorevole, il dinamismo giusto

per continuare ad essere il polo attrattivo

di capitali e il centro della finanza. A Lon-

dra, il numero dei dipendenti occupati nei

servizi finanziari è dieci volte superiore

a quello di Francoforte, e se una minima

parte di questi dovesse spostarsi non vi sa-

rebbero conseguenze tangibili.

Londra è in continua evoluzione e questo

vale anche per chi vi lavora. Ogni giorno

vi sono persone che cambiano occupazio-

ne. La questione non è come trattenerle;

è creare le condizioni ideali per lavorare”.

@anto_pelle