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ad attori già presenti sul mercato
dei termoelettrici di prima gene-
razione come Marlow Industries
(1971, USA) e Global Thermoelec-
tric (1975, spinoff della 3M), occorre
menzionare nuove industrie rapida-
mente cresciute per fatturato come
Hi-Z (1988, spinoff del MIT), TEC
(1993, Canada), Gentherm (1999,
Germania/USA), Alphabet Energy
(2000, USA) e Tellurex (2009, USA).
In parallelo si sono moltiplicati i
contesti in cui la conversione ter-
moelettrica ha trovato applicazione
immediata o prospettica di breve
termine. In questo, il comparto au-
tomotive europeo (BMW e Volvo)
ed extraeuropeo (Nissan e General
Motors) sta giocando un ruolo non
solo trainante ma anche in larga mi-
sura esemplare, partecipando non
solo sul versante economico ma
anche attraverso partnerships di
co-sviluppo alla ottimizzazione del-
le tecnologie. E l’Italia? L’industria
italiana sconta senz’altro qualche
ritardo, che tuttavia va colmandosi.
FIAT vanta una presenza consoli-
data nei progetti di ricerca europei
sulle applicazioni del termoelettrico
al recupero di energia; e nel 2011
ERG ha attivato uno spin-off con-
giunto con l’Università di Milano
Bicocca per lo sviluppo di genera-
tori termoelettrici basati su silicio
nanostrutturato, una strada che, im-
piegando un materiale largamente
geodisponibile, rappresenta un fat-
tore di promettente innovazione per
applicazioni che richiedono grandi
volumi di produzione. Ma non è
solo il comparto automotive che
può guardare con interesse al ter-
moelettrico nanotecnologico.
Dall’aerospazio
alla micromeccanica
Il recupero di calore è una esigen-
za (e un’opportunità) trasversale
almeno quanto le nanotecnologie,
e investe in maniera almeno altret-
tanto importante l’industria aero-
spaziale (il settore spaziale è stato
tra i primi a utilizzare generatori
termoelettrici di prima generazio-
ne e ha opportunità di recupero di
calore in linea di principio anche
più importanti del settore automo-
bilistico) e il comparto micromec-
canico (per la microgenerazione
locale di energia elettrica), non
dimenticando il segmento della
difesa che in USA è stato ed è un
soggetto imprenditoriale trainan-
te in questo contesto. Quello che
forse manca all’industria italiana
(e che è invece un elemento di
forza delle compagini statuniten-
si) è la capacità di filiera, in cui
utilizzatori ultimi, progettisti, pro-
duttori di dispositivi, preparatori
di materiali ed il comparto della
ricerca possano operare in modo
solidale per indirizzare lo sviluppo
verso applicazioni ben definite sul
piano tecnico e opportunamente
qualificate e consistenti in termi-
ni di mercato finale, un’esigenza
banalmente generale in qualsiasi
settore tecnologico ma partico-
larmente critica e importante in
quello della generazione termoe-
lettrica. Un gap culturale più che
strutturale, che come tale appare
colmabile soprattutto in ragione
della pressione che gli enti norma-
tivi e i crescenti costi dell’energia
sapranno sempre più esercitare sui
progettisti industriali.
D. Narducci, dipartimento di scienza
dei materiali, Università degli Studi di
Milano Bicocca.
progettare 377
GENNAIO
/
FEBBRAIO
2014
81
Distribuzione di temperatura nel
motore di un autoveicolo. Tipicamente
i generatori termoelettrici vengono
posizionati sulla marmitta per recuperare
il calore dissipato attraverso i gas di
scarico.
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