zie agli ultimi due punti che questo
metodo di progettazione permette
di ridurre gli errori e ridurre i tempi
richiesti alla personalizzazione.
Un’esperienza reale
MBF, realtà di medie dimensioni
italiane di Veronella (VR), è una delle
aziende leader nel mondo per la pro-
gettazione e la realizzazione di linee
per l’imbottigliamento composte da
diverse macchine quali sciacquatrici,
sterilizzatrici, riempitrici a leggero
vuoto e isobariche, tappatrici e cap-
sulatrici per ogni tipo di tappo e na-
stri trasportatori. L’azienda opera in
modalità DTO in quanto i suoi clienti,
dalle piccole cantine di vinicoltori i-
taliani ai grossi gruppi multinazionali
che producono distillati, presentano
richieste di volta in volta particolari
- per tipo di liquido da imbottiglia-
re, per forma del contenitore, per
produttività e quindi velocità dei
nastri richiesta ecc. La vocazione
all’innovazione e al miglioramento
continuo, con una forte attenzione ai
processi interni, ha portato nel corso
del 2011 al lancio di un progetto pi-
lota per sperimentare la progettazio-
ne dinastica. Per conoscere meglio
questa dinamica realtà industriale
abbiamo incontrato Franco Balzarin,
della R&D di MBF.
A quale componente del vostro pro-
dotto è stato applicato il metodo?
“Come capo progetto delle attività di
sviluppo - ha esordito Balzarin - ho
seguito l’applicazione del metodo a
un componente del sistema di mo-
vimentazione delle bottiglie. Siamo
passati dall’utilizzo di una ‘stella’
tradizionale che doveva essere cam-
biata dai nostri clienti al cambio di
formato della bottiglia a una stella
universale per la gestione di diver-
se tipologie, forme e dimensioni di
bottiglie/contenitori. Le operazioni
di cambio formato avviene in au-
tomatico e quindi con una notevole
riduzione dei tempi morti in fase di
produzione da parte dell’utente”.
Insomma, la necessità era quella di
adottare un metodo che consentis-
se di raggiungere gli obiettivi nel
minor tempo possibile ed evitando
di fare errori sia nella definizione
delle specifiche sia nella successiva
fase di adattamento alla commes-
sa. Uno degli obiettivi era quello di
estendere al massimo il campo di
applicazione delle stelle universali
riducendone per quanto possibile
i limiti di applicabilità. Sono state
coinvolte altre funzioni aziendali (per
esempio la parte commerciale), per
definire quali caratteristiche e quali
specifiche potessero soddisfare le
esigenze del maggiori numero pos-
sibile di utilizzatori. Avete lavorato
in modo diverso rispetto al passato?
“A differenza del passato - ha pro-
seguito Balzarin - c’è stata una fase
iniziale più lunga per la definizione e
soprattutto per la condivisione delle
specifiche, che però ci ha permesso
di partire con le idee più chiare sugli
obiettivi da raggiungere. Inoltre,
questa volta, ho preparato una linea
guida che ha aiutato i miei colleghi
a personalizzare la stella universale
su macchine di taglia diversa, o per
altre richieste del cliente”.
Con quali vantaggi? “Il fatto di de-
finire e condividere specifiche e
limiti di applicabilità ha reso la fase
di progettazione più fluida, elimi-
nando ulteriori modifiche in corso
d’opera. La linea guida, inoltre, è
utile anche a me, per rivedere quali
ragionamenti mi avevano portato
la prima volta a una data soluzione
costruttiva”, ha sottolineato il pro-
gettista. Quale futuro con questo
metodo? “Nel prossimo progetto
utilizzerò questo metodo per l’inte-
ra macchina, non limitandomi solo
a un sottogruppo”, ha concluso
Balzarin.
M. Riccioni, chief consultant Jmac Eu-
rope.
Meccanica
72
progettare
389
•
maggio
2015
Stella tradizionale e stella universale.




