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fluidotecnica 386

GENNAIO

/

FEBBRAIO

2015

29

meccanici sono sottoposti a manu-

tenzione periodica, possono durare

a lungo nel tempo ed in piena effi-

cienza al contrario dei componenti

elettronici che, alla lunga, possono

essere soggetti a ossidazione so-

prattutto se si opera in condizioni

estreme come quelle proprie del

settore agroforestale. A titolo di

esempio si possono citare tutte le

macchine operatrici d’epoca che

durante le manifestazioni agricole si

sfidano ancora tutt’oggi nelle varie

lavorazioni del terreno garanten-

do la stessa capacità di lavoro di

quando erano nuove di fabbrica. Ma

allora perché lasciarsi alle spalle la

meccanica e utilizzare l’oleodinami-

ca e l’elettronica? Innanzitutto, va

sottolineato che molte attrezzature

non potrebbero esistere se non ci

fosse l’oleodinamica: costruire una

gru a braccio snodato oppure un

sollevatore posteriore dell’aggan-

cio a tre punti del trattore senza l’au-

silio di cilindri oleodinamici sarebbe

praticamente impossibile. Non solo,

ma utilizzando l’oleodinamica e l’e-

lettronica è possibile alleggerire e

semplificare il lavoro dell’operatore

elevandone il livello ergonomico,

come ad esempio adottare cambi

di velocità il cui innesto dei rapporti

può avvenire sotto carico oppure

avere la sterzata assistita del mezzo

meccanico. A tal proposito può es-

sere utile orientare l’attenzione del

lettore a una determinata categoria

di macchine agroforestali: i trattori

cingolati. Negli anni, tali veicoli non

hanno subito un restyling massiccio

dell’estetica se non per qualche

‘ghirigoro’ in più sul cofano, ma

hanno subito una notevole evolu-

zione nella trasmissione del moto

e, quindi, nel sistema di sterzata.

Inizialmente, il sistema di trasmis-

sione era di tipo meccanico e, per

poter variare direzione al veicolo,

l’operatore era costretto, mediante

una leva, a disinnestare la frizione

del cingolo interno rispetto al rag-

gio di curvatura affinché i dischi

della stessa perdessero aderenza

e facessero in modo da ridurre la

velocità del cingolo garantendo così

il cambio di direzione del veicolo.

Talvolta, quando si doveva inscri-

vere un raggio di curvatura ridotto,

sempre a forza di braccia, l’operato-

re doveva tirare a sé la leva fino a

quando la stessa andava a bloccare

il cingolo mediante un freno a tam-

buro. Come è facilmente intuibile,

gli sforzi a cui era sottoposto l’ope-

ratore erano molteplici e la guida

del mezzo non poteva durare che

poche ore. Successivamente, sosti-

tuendo la trasmissione meccanica

con quella oleodinamica, è stato

possibile ridurre drasticamente lo

sforzo manuale. Infatti, in questo

caso, l’operatore agisce solamen-

te su un distributore idraulico che

modula il flusso dell’olio al motore

oleodinamico fissato direttamente

sul cingolo variandone la velocità

di avanzamento. Con tale sistema

l’operatore può operare per molte

ore continuative senza essere sot-

toposto a sforzi degenerativi.

A differenza della meccanica, l’oleoidraulica garantisce una maggiore sicurezza dell’operatore.