fluidotecnica 386
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GENNAIO
/
FEBBRAIO
2015
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meccanici sono sottoposti a manu-
tenzione periodica, possono durare
a lungo nel tempo ed in piena effi-
cienza al contrario dei componenti
elettronici che, alla lunga, possono
essere soggetti a ossidazione so-
prattutto se si opera in condizioni
estreme come quelle proprie del
settore agroforestale. A titolo di
esempio si possono citare tutte le
macchine operatrici d’epoca che
durante le manifestazioni agricole si
sfidano ancora tutt’oggi nelle varie
lavorazioni del terreno garanten-
do la stessa capacità di lavoro di
quando erano nuove di fabbrica. Ma
allora perché lasciarsi alle spalle la
meccanica e utilizzare l’oleodinami-
ca e l’elettronica? Innanzitutto, va
sottolineato che molte attrezzature
non potrebbero esistere se non ci
fosse l’oleodinamica: costruire una
gru a braccio snodato oppure un
sollevatore posteriore dell’aggan-
cio a tre punti del trattore senza l’au-
silio di cilindri oleodinamici sarebbe
praticamente impossibile. Non solo,
ma utilizzando l’oleodinamica e l’e-
lettronica è possibile alleggerire e
semplificare il lavoro dell’operatore
elevandone il livello ergonomico,
come ad esempio adottare cambi
di velocità il cui innesto dei rapporti
può avvenire sotto carico oppure
avere la sterzata assistita del mezzo
meccanico. A tal proposito può es-
sere utile orientare l’attenzione del
lettore a una determinata categoria
di macchine agroforestali: i trattori
cingolati. Negli anni, tali veicoli non
hanno subito un restyling massiccio
dell’estetica se non per qualche
‘ghirigoro’ in più sul cofano, ma
hanno subito una notevole evolu-
zione nella trasmissione del moto
e, quindi, nel sistema di sterzata.
Inizialmente, il sistema di trasmis-
sione era di tipo meccanico e, per
poter variare direzione al veicolo,
l’operatore era costretto, mediante
una leva, a disinnestare la frizione
del cingolo interno rispetto al rag-
gio di curvatura affinché i dischi
della stessa perdessero aderenza
e facessero in modo da ridurre la
velocità del cingolo garantendo così
il cambio di direzione del veicolo.
Talvolta, quando si doveva inscri-
vere un raggio di curvatura ridotto,
sempre a forza di braccia, l’operato-
re doveva tirare a sé la leva fino a
quando la stessa andava a bloccare
il cingolo mediante un freno a tam-
buro. Come è facilmente intuibile,
gli sforzi a cui era sottoposto l’ope-
ratore erano molteplici e la guida
del mezzo non poteva durare che
poche ore. Successivamente, sosti-
tuendo la trasmissione meccanica
con quella oleodinamica, è stato
possibile ridurre drasticamente lo
sforzo manuale. Infatti, in questo
caso, l’operatore agisce solamen-
te su un distributore idraulico che
modula il flusso dell’olio al motore
oleodinamico fissato direttamente
sul cingolo variandone la velocità
di avanzamento. Con tale sistema
l’operatore può operare per molte
ore continuative senza essere sot-
toposto a sforzi degenerativi.
A differenza della meccanica, l’oleoidraulica garantisce una maggiore sicurezza dell’operatore.




