Economia: crescita a due cifre per i sistemi di trasmissione, movimento e potenza - Meccanica Plus

Economia: crescita a due cifre per i sistemi di trasmissione, movimento e potenza

I dati che emergono dall’ICT di Assiot, confermano il trend positivo in corso dal 2010, sia sul mercato interno, sia su quello esterno

Pubblicato il 24 gennaio 2012

Angelo Grassi

“I produttori di sistemi di trasmissione e ingranaggi giocano un ruolo chiave nell’industria italiana – ci spiega Tomaso Carraro, presidente Assiot -. Se il fatturato del settore è cresciuto nel 2011 del 12,3%, quindi in controtendenza rispetto alla crisi economica che ancora imperversa, è in buona parte dovuto al fatto che molte aziende associate hanno dato spazio a un processo di innovazione che molto punta all’integrazione fra meccanica, elettronica, pneumatica e oleodinamica”.

Il riferimento di Tomaso Carraro alla meccatronica – la scienza che studia il modo di far interagire tre discipline quali la meccanica, l’elettronica e l’informatica, al fine di automatizzare i sistemi di produzione e semplificare il lavoro umano – è lampante. In tale contesto i principali campi di applicazioni di un sistema di trasmissione meccatronico sono la robotica, l’automazione industriale, l’automotive e gli azionamenti elettrici.

La percentuale di crescita citata poc’anzi da Carraro è riferita all’incremento di fatturato, ma è utile riportare che a questo dato si sommano un +10,5% per l’export e un +15% per le consegne sul mercato interno; sempre 2011 rispetto al 2010. Più in generale, tutte le variabili fondamentali analizzate nel preconsuntivo 2011 – quindi fatturato, export, consegne e import – evidenziano che l’annus horribilis 2009 è alle spalle. “Già nel 2010 c’erano stati evidenti segnali di ripresa del comparto rispetto al 2009, confermati poi nel corso del 2011 – continua Carraio -. Tuttavia, è da notare che nonostante questi incrementi i livelli del 2008 sono ancora lontani”.

Le performance cui fa riferimento Carraro, risultano ancora più evidenti dal confronto tra le variazioni 2010/2009/2008. Prendendo come riferimento il consolidato 2010, a livello di export in quel periodo c’è stata una decisa ripresa di Asia e America: rispettivamente +50,9% e +37,5% contro i loro -12,5% e -37,6% del 2009. Bene anche le altre aree, tutte con crescita superiore al 20%, a eccezione di Africa che nel 2010 ha fatto segnare un leggero decremento dell’1% circa.

Più nel dettaglio, tra i Paesi di destinazione dei sistemi di trasmissione italiani, nel 2010 al primo posto c’era la Germania (17,6% dell’export nazionale) seguita da USA (12,5%), Francia (8,7%) e Cina (7,9%). Hanno quindi registrato incrementi ben al di sopra della norma le esportazioni verso Brasile (+114%), Turchia (+96.5%) e Slovacchia (+70,5%): aree che anche nel preconsuntivo 2011 si sono dimostrate molto attive e che, verosimilmente, continueranno ad esserlo in questo 2012.
Passando invece alle importazioni, nel consolidato Assiot 2010 la Germania si è confermata leader con il 31% dell’import nazionale, seguita da Cina, Francia e Giappone con, rispettivamente, 14,7%, 6,3% e 6%. Ancora una volta si registrano importanti performance nelle importazioni dal Brasile (+268%), ma anche dalla Finlandia (+157,6%) e dalla Slovenia (+99%).

I dati che emergono dall’ICT di Assiost – aggiornati al III° trimestre 2011 – confermano il trend positivo in corso dal 2010 sia sul mercato interno sia su quello esterno. Confrontando l’andamento trimestrale del 2011 rispetto a quello del 2010 emergono, tuttavia, dei segnali di preoccupazione relazionabili al contesto particolarmente incerto e delicato a livello europeo. In particolare si evidenziano previsioni di incrementi molto limitati nell’ultimo trimestre, in controtendenza con le normali dinamiche di chiusura anno.

Il che, in linea di massima, coincide con i macro dati FMI esaminati in apertura. In conclusione, il settore italiano dei ‘Sistemi di Trasmissione, Movimento e Potenza’ è senz’altro sano, e l’incognita per questo 2012 è rappresentata quasi esclusivamente dal drammatico andamento dei debiti degli stati sovrani all’interno dell’area euro; debiti rispetto ai quali qualsiasi economista saggio non se la sente di ipotizzarne l’evoluzione.



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