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Dossier

progettare

389

maggio

2015

43

• •

industria alimentare

vrebbe portare la quota comples-

siva 2014 attorno ai 27 miliardi di

euro. Il peso delle esportazioni sul

fatturato dell’alimentare è, in 10

anni, aumentato di quasi il 50%,

passando dal 14% del 2004 al 20,5%

del 2014. Siamo ancora lontani da

concorrenti come Spagna (22%),

Francia (28%), e, soprattutto, Ger-

mania (32%).

Prodotti vincenti

I prodotti che hanno registrato le

migliori performance globali sono:

l’alimentazione animale (+23,0%),

le acque minerali e gassose

(+10,7%), l’ittico (+7,6%), il caffè

(+7,9%), il lattiero-caseario (+5,6%)

e le carni preparate (+5,4%).

Le prospettive 2015 dell’export di

settore sono migliori dei consuntivi

2014. Federalimentare stima un

livello di crescita 2015 del +5,5%,

quasi doppio di quello 2014, ana-

logo a quelli segnati nel biennio

2012-13. Nel 2014 è l’UE (+3,6%

sui primi nove mesi 2014) a dare i

migliori risultati. Fuori dell’Europa,

torna a crescere la Cina (+5,3% nei

primi 9 mesi), mentre gli effetti

dell’embargo e l’arretramento del

pil ridimensionano la Russia, con

+3,9% che anticipa una decelerazio-

ne più marcata nel lungo periodo.

Tra i principali mercati di sbocco

delle nostre esportazioni, stazio-

naria la Germania (+0,5%), molto

bene gli USA (+6,5%). Gli Stati

Uniti sono il terzo importatore del

‘food and drink’ italiano e primo

per il vino. Il peso strategico di

questo mercato rende fondamenta-

le, quindi, il negoziato Ttip in atto.

L’eliminazione delle barriere com-

merciali verso gli USA potrebbe

valere oltre mezzo punto di PIL. Ma

non mancano problemi. Il governo

statunitense mantiene ancora im-

portanti barriere non tariffarie che

penalizzano tutti i comparti. Inoltre

gli USA hanno anche il primato in

tema di contraffazione e ‘Italian

sounding’.

Negli Stati Uniti solo un prodotto

alimentare su otto tra quelli venduti

come ‘Made in Italy’ è davvero

italiano. Per contrastare questo

fenomeno (che globalmente toglie

al nostro settore circa 60 miliardi

di euro l’anno), una parte impor-

tante delle risorse del piano Made

in Italy sarà destinata agli USA,

con l’istituzione di una campagna

anti Italian sounding condotta dal

ministero dello Sviluppo Econo-

mico, dal Mipaaf e coordinata con

Federalimentare.

“Nonostante la crisi, la domanda

di food Made in Italy c’è e cresce

-commenta Luigi Scordamaglia,

presidente di Federalimentare- l’a-

nello centrale della filiera è l’indu-

stria. Se abbiamo resistito alla crisi

meglio del manifatturiero nel suo

complesso sul fronte della produ-

zione, dell’export e dell’occupazio-

ne, lo si deve non solo alle nostre

strutturali capacità anticicliche, ma

anche agli investimenti costanti,

sia nei processi sia nei prodotti.

Essi hanno consentito di difendere

competitività, margini di contribu-

zione e aggiornamento dell’offerta,

assicurando un ‘fall out’ positivo a

monte e a valle. Ora, a cominciare

da Expo, non bisogna perdere que-

sta occasione”.