Dossier
progettare
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maggio
2015
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industria alimentare
vrebbe portare la quota comples-
siva 2014 attorno ai 27 miliardi di
euro. Il peso delle esportazioni sul
fatturato dell’alimentare è, in 10
anni, aumentato di quasi il 50%,
passando dal 14% del 2004 al 20,5%
del 2014. Siamo ancora lontani da
concorrenti come Spagna (22%),
Francia (28%), e, soprattutto, Ger-
mania (32%).
Prodotti vincenti
I prodotti che hanno registrato le
migliori performance globali sono:
l’alimentazione animale (+23,0%),
le acque minerali e gassose
(+10,7%), l’ittico (+7,6%), il caffè
(+7,9%), il lattiero-caseario (+5,6%)
e le carni preparate (+5,4%).
Le prospettive 2015 dell’export di
settore sono migliori dei consuntivi
2014. Federalimentare stima un
livello di crescita 2015 del +5,5%,
quasi doppio di quello 2014, ana-
logo a quelli segnati nel biennio
2012-13. Nel 2014 è l’UE (+3,6%
sui primi nove mesi 2014) a dare i
migliori risultati. Fuori dell’Europa,
torna a crescere la Cina (+5,3% nei
primi 9 mesi), mentre gli effetti
dell’embargo e l’arretramento del
pil ridimensionano la Russia, con
+3,9% che anticipa una decelerazio-
ne più marcata nel lungo periodo.
Tra i principali mercati di sbocco
delle nostre esportazioni, stazio-
naria la Germania (+0,5%), molto
bene gli USA (+6,5%). Gli Stati
Uniti sono il terzo importatore del
‘food and drink’ italiano e primo
per il vino. Il peso strategico di
questo mercato rende fondamenta-
le, quindi, il negoziato Ttip in atto.
L’eliminazione delle barriere com-
merciali verso gli USA potrebbe
valere oltre mezzo punto di PIL. Ma
non mancano problemi. Il governo
statunitense mantiene ancora im-
portanti barriere non tariffarie che
penalizzano tutti i comparti. Inoltre
gli USA hanno anche il primato in
tema di contraffazione e ‘Italian
sounding’.
Negli Stati Uniti solo un prodotto
alimentare su otto tra quelli venduti
come ‘Made in Italy’ è davvero
italiano. Per contrastare questo
fenomeno (che globalmente toglie
al nostro settore circa 60 miliardi
di euro l’anno), una parte impor-
tante delle risorse del piano Made
in Italy sarà destinata agli USA,
con l’istituzione di una campagna
anti Italian sounding condotta dal
ministero dello Sviluppo Econo-
mico, dal Mipaaf e coordinata con
Federalimentare.
“Nonostante la crisi, la domanda
di food Made in Italy c’è e cresce
-commenta Luigi Scordamaglia,
presidente di Federalimentare- l’a-
nello centrale della filiera è l’indu-
stria. Se abbiamo resistito alla crisi
meglio del manifatturiero nel suo
complesso sul fronte della produ-
zione, dell’export e dell’occupazio-
ne, lo si deve non solo alle nostre
strutturali capacità anticicliche, ma
anche agli investimenti costanti,
sia nei processi sia nei prodotti.
Essi hanno consentito di difendere
competitività, margini di contribu-
zione e aggiornamento dell’offerta,
assicurando un ‘fall out’ positivo a
monte e a valle. Ora, a cominciare
da Expo, non bisogna perdere que-
sta occasione”.




