Cavi e conduttori elettrici, Italia primo polo europeo con 6,6 miliardi nei dati Aice
L’industria italiana dei cavi e conduttori elettrici ha chiuso il 2022 con un fatturato aggregato di 6,6 miliardi di euro, nei dati del report nato dalla collaborazione tra il Servizio Studi e l’associazione Aice di Anie Federazione. Lo studio presenta anche un’analisi dei bilanci delle aziende per un arco temporale di sei anni (2016-2022) periodo che consente di intravedere anche tendenze strutturali di un settore che, nonostante la pandemia e le difficoltà del contesto competitivo, ha visto un importante rafforzamento del tessuto produttivo in Italia.
L’Italia si conferma infatti primo polo manifatturiero in Europa nel comparto, con un trend di crescita avviato nel 2021: il mercato interno nel 2022 si è attestato a 3,877 miliardi (3,290 miliardi nel 2021 e 2,174 nel 2020), mentre l’export è stato di 3,839 miliardi, pari al 58,5% del fatturato 2022 (59,3% nel 2021; 60% nel 2020). Il saldo della bilancia commerciale è +2,689 miliardi (+2,415 nel 2021; +1,476 nel 2020). La distribuzione del fatturato aggregato per gruppi merceologici è così ripartito: cavi per energia di bassa tensione (72,5%), cavi per energia di media e alta tensione (6,8%), cavi per comunicazioni elettroniche (8,9%), conduttori per avvolgimenti elettrici (11,8%).

La distribuzione delle esportazioni per gruppi merceologici è invece in dettaglio così ripartita: cavi per energia di bassa tensione (70%), cavi per energia di media e alta tensione (9%), cavi per comunicazioni elettroniche (7,2%), conduttori per avvolgimenti elettrici (13,7%).
Nel 2023 i volumi di attività industriale del comparto cavi e conduttori elettrici hanno registrato un’inversione di tendenza (-5,6% nel periodo gennaio-agosto). Il calo è più marcato sia rispetto alla media manifatturiera (-2,1%) sia nel confronto con l’andamento registrato dal macrosettore dell’elettrotecnica (-0,6%). Sulle tendenze del comparto impattano il rallentamento degli investimenti nelle costruzioni e le mutate decisioni di investimento da parte delle utility, unitamente ai rallentamenti mostrati dai principali settori industriali clienti.

Anche il fatturato in valore ha segnato un andamento in progressivo indebolimento. Dopo un inizio anno ancora in tenuta, nel secondo trimestre il profilo espansivo del fatturato ha subito una inversione di tendenza, registrando una flessione del 7,1% in valore nel confronto con il corrispondente periodo del 2022. I dati pur incompleti sul terzo trimestre del 2023 mostrano una sostanziale stabilità, portando la variazione cumulata del fatturato per il periodo gennaio-agosto 2023 a segnare una flessione tendenziale dell’1,4% (+7,3% la crescita media dell’elettrotecnica, +0,4% la manifattura).
Nel complesso, si tratta però di un trend di carattere congiunturale, poiché nel medio periodo il comparto dei cavi, che abilita le tecnologie driver delle transizioni ecologica e digitale, guiderà lo sviluppo del manifatturiero, insieme ai macro settori dell’elettrotecnica e dell’elettronica.
“I dati del primo semestre 2023 si inquadrano in un generale rallentamento dell’industria manifatturiera a partire dai mesi estivi dello scorso anno – spiega Marcello Del Brenna, presidente di Aice – Associazione Italiana Industrie Cavi e Conduttori Elettrici, federata Anie -. Pesano il costo delle materie prime, in particolare dei metalli come rame e alluminio, un rallentamento degli investimenti nelle costruzioni e, in generale, una politica monetaria restrittiva dovuta principalmente alle tensioni geopolitiche. Sentito dal comparto anche il fenomeno del dumping dalla Cina. La UE ha imposto dazi sull’importazione di cavi a fibra ottica dalla Cina, in seguito a un’iniziativa coordinata da Europacable, associazione europea di riferimento, a cui hanno partecipato produttori europei e associazioni nazionali, tra cui Anie Aice”.
La domanda estera nel 2023
Dopo il forte rimbalzo sperimentato nel 2021, il 2022 ha evidenziato il mantenimento di una intonazione positiva per le dinamiche di commercio estero di cavi e conduttori elettrici, che ha visto le esportazioni in crescita del 13,5%. La bilancia commerciale a fine anno si è attestata a quota 2,7 miliardi di euro (2,4 miliardi di euro nel 2021). I primi sei mesi del corrente anno hanno evidenziato una significativa decelerazione, che ha portato a una inversione di tendenza per le vendite estere (-0,7%). Tali andamenti hanno indubbiamente riflettuto un rallentamento della domanda internazionale, in area UE ed extra UE.
Gli scenari per l’industria manifatturiera diffusi nel mese di novembre dall’Ufficio Studi di Intesa Sanpaolo e Prometeia indicano che saranno i settori dell’elettrotecnica e dell’elettronica, tra cui i cavi, a guidare la crescita dell’industria manifatturiera italiana nel biennio 2024-2025. La domanda resta favorevole nel medio periodo, spinta dagli investimenti nella transizione energetica e in quella digitale, driver della crescita mondiale nei prossimi anni.

“I cavi sono la spina dorsale delle reti elettriche e di comunicazione, perchè ‘trasportano’ le transizioni energetica e digitale abilitandone le tecnologie più strategiche. Le prospettive di crescita del nostro settore sono positive – sottolinea quindi Del Brenna -. Il polo manifatturiero italiano è un’eccellenza internazionale con una consolidata leadership nell’innovazione tecnologica. La generazione da fonti rinnovabili sempre più dominante nel mix energetico, lo sviluppo delle reti, l’elettrificazione dei consumi energetici e la digitalizzazione chiedono sistemi in cavo ad alte prestazioni, innovativi, sostenibili e sicuri. Mentre sul versante ricerca e sviluppo, le nostre imprese presidiano i business a più elevato valore aggiunto, con una progressiva integrazione degli obiettivi ESG sull’intera filiera. La sostenibilità è il fattore chiave per la creazione di valore“.
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