Russia, attenzione da parte delle imprese italiane alle sanzioni economiche Usa - Meccanica Plus

Russia, attenzione da parte delle imprese italiane alle sanzioni economiche Usa

Pubblicato il 6 giugno 2022
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Le imprese che hanno relazioni con il mercato Russo, oltre a dover considerare i provvedimenti adottati dall’Unione Europea, in molti casi deve osservare anche le disposizioni Usa volte a limitare al massimo lo scambio di beni e servizi con il paese di Putin.

Dall’inizio del conflitto in Ucraina, nel febbraio scorso, sono infatti state deliberate nei confronti della Russia sanzioni di carattere economico (ossia restrizioni riguardanti specifici settori produttivi) da numerosi Paesi a partire dagli Stati Uniti.
Quest’ultimo caso può riguardare in particolari situazioni anche le aziende italiane, che possono incorrere nella rete della normativa Usa oltre ad essere soggette a quanto stabilito per i paesi membri dell’Unione europea.

Guardando più da vicino la disciplina nordamericana si distinguono sanzioni primarie, quelle cioè che riguardano i cittadini americani, comprendendo però anche i residenti permanenti, le entità organizzate secondo il diritto federale o statale (comprese le filiali estere e, in generale, qualsiasi persona che si trova fisicamente negli Stati Uniti) e sanzioni secondarie che riguardano invece persone non statunitensi. Le sanzioni finanziarie possono essere complete o selettive ma, in genere, vietano lo scambio di prodotti, tecnologia o servizi destinati a persone o entità indicate dall’Elenco SDN (Specially Designated Nationals And Blocked Persons List Human Readable Lists) stilato dall’Office of Foreign Assets Control (Ofac).

Si definiscono appunto ‘sanzioni bloccanti‘ quelle che di fatto congelano qualsiasi proprietà o interesse di proprietà di SDN che vengano in possesso o controllo di un soggetto statunitense. In questo senso è stata anche fissata la cosiddetta regola del 50% per cui l’Ofac stabilisce che la proprietà e gli interessi in proprietà di entità direttamente o indirettamente possedute, per almeno il 50% del totale, da una o più persone bloccate sono considerate bloccate a loro volta.

Le sanzioni secondarie riguardano invece chi si trova al di fuori della giurisdizione legale degli USA ma che comunque è tenuto a non fornire supporto a persone o società sanzionate o alle loro sussidiarie e non può usare dollari americani per transazioni che riguardino attori indicati nell’elenco SDN.

I soggetti colpiti dalle sanzioni bloccanti sono in continuo aggiornamento con il proseguire della guerra. A quelle relative alle principali banche russe e alle loro filiali, a Putin e a tutto ciò che è con lui collegato, si sono aggiunte infatti sanzioni collegate alla circolazione di materie prime e di fonti energetiche. Ogni giorno società e soggetti differenti si aggiungono all’elenco di chi vede i suoi beni congelati, a tal punto che è oggetto di dibattito anche l’allargamento delle sanzioni al patriarca della chiesa ortodossa russa Kirill e ai suoi ragguardevoli beni.

Per quanto riguarda le aziende italiane nello specifico è necessario che il management tenga sempre presente che:

  • gli articoli fabbricati negli Stati Uniti anche in Italia possono essere soggetti alla legge statunitense;
  • gli articoli di fabbricazione italiana possono essere soggetti alla legge statunitense se incorporati, per più di una quantità minima, in un bene controllato di origine statunitense o se sono il prodotto diretto di tecnologia di origine americana.

Va inoltre sottolineato ancora che gli italiani nel territorio degli Stati Uniti sono da considerare ‘US people’ e quindi soggetti alla totalità della disciplina sanzionatoria americana. In pratica l’imprenditore italiano che si confronta con questa realtà, per cominciare, sarà tenuto a conoscere la classificazione per l’esportazione di parti e componenti di origine Usa e a effettuare una valutazione del rischio connesso ai clienti e alle relazioni esistenti in Russia, Bielorussia e Ucraina.

Sarà inoltre opportuno rivedere i contratti correlati, valutare le clausole di forza maggiore o altre disposizioni che regolino l’eventuale inadempimento, monitorare le sanzioni man mano che si evolvono, controllare le terze parti con cui si tratta, aggiornare regolarmente il monitoraggio delle sanzioni e presentare una dichiarazione spontanea alle autorità nel caso in cui ci si rende conto di essere incappati in una violazione.

Le potenziali sanzioni stabilite dagli Usa per le violazioni possono essere di natura penale (si prevedono la reclusione fino a 20 anni e multe fino a 1 milione di dollari) o civilistica.
 Nel caso di violazioni delle norme relative alla disciplina finanziaria la pena è fissata a partire da 330.947 dollari o il doppio dell’importo della transazione mentre nel caso di violazioni del controllo delle esportazioni si tratta di una pena maggiore a 300.000 dollari (o il doppio del valore della transazione) e della negazione dei privilegi di esportazione.

L’Ofac (Office of Foreign Assets Control) può tuttavia concedere autorizzazioni con lo scopo di aggirare le sanzioni ma si tratta di licenze con efficacia generale solo quando autorizzino operazioni di natura particolare (come per esempio aiuti umanitari, operazioni di liquidazione, ecc.).

Photo by Chance Agrella from Freerange Stock



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