L’automotive del futuro
Il futuro dell’automobile sarà al centro di un convegno organizzato da Ucif per il 14 ottobre. La location che ospiterà l’evento sarà quella del Politecnico di Milano. Nel corso del convegno verranno condivise le linee strategiche e le principali innovazioni del futuro del comparto.
Il principale evento del 2014 per Ucif, Unione Costruttori Impianti di Finitura, è sicuramente il convegno che avrà luogo il 14 ottobre presso la sede del Politecnico di Milano. Un appuntamento di un pomeriggio interamente dedicato al comparto automotive dove si condivideranno le linee strategiche e le principali innovazioni del futuro dell’autovettura. Ucif ha fortemente voluto organizzare un evento del genere per l’intera filiera che si occupa dell’autovettura italiana (e non solo) in modo da porre le basi per quella reale collaborazione tra tutte le realtà aziendali coinvolte in questo settore. Ucif, anche sulla base dell’esperienza dei propri associati, ritiene che la vera innovazione capace di far compiere un vero salto all’autovettura, anche in termini di mercato, provenga dalla collaborazione tra più aziende, il ‘fare rete’ ed eventualmente rivedere intere fasi di progettazione o produzione al fine di migliorare radicalmente il prodotto finito. È indubbio che l’automobile italiana stia vivendo un periodo difficile, probabilmente può essere definito un periodo di passaggio che si spera giunga ad una nuova crescita in termini di diffusione in tutto il mondo. Non va dimenticato che da sempre l’automobile italiana è simbolo per tutti dell’italianità e allo stesso tempo il Made in Italy è intrinsecamente connesso all’automobile italiana.
Automotive in Italia. L’indotto del comparto automotive nel nostro Paese è forte e si concretizza in una fetta
importante del PIL, nonostante negli ultimi anni la produzione di autovetture sia calata a vantaggio delle importazioni. Allora come far riconquistare terreno ad uno dei prodotti che ha contribuito maggiormente alla storia economica italiana degli ultimi 50 anni? Per questo Ucif ha invitato relatori di spicco del settore per comprendere con loro come le aziende possono collaborare e intervenire al fine di disegnare un’auto del futuro più accattivante, moderna e innovativa. Non a caso parteciperanno a questo confronto anche docenti del Politecnico di Milano per portare la loro sapienza e la loro ricerca scientifica al servizio del settore e guidare per le strade che condurranno a futuri risultati industriali, si spera, importanti.
Non si tralascerà il discorso relativo agli interventi per incentivare il settore: si parlerà anche di politiche industriali che andrebbero create per oliare tutti i meccanismi che negli ultimi anni non hanno funzionato a dovere, tramite azioni mirate, incentivi specifici e non generalisti, richieste e indicazioni che il nostro Paese deve porre in essere per dare una spinta al comparto.
Il convegno, a partecipazione gratuita, sarà anche l’occasione per conoscersi, perché non c’è avanzamento tecnologico se non c’è collaborazione. Quindi le varie realtà aziendali che parteciperanno al convegno, anche in veste di semplice pubblico, potranno conoscersi tramite una sessione appositamente programmata e scambiarsi informazioni finalizzate ad una cooperazione che vada oltre la giornata del convegno.
Quindi appuntamento al 14 ottobre prossimo presso il Politecnico di Milano per scoprire insieme ad Ucif cosa ci riserva il futuro dell’autovettura e decidere se essere dalla parte dei protagonisti.
La relazione di Anafia. L’intervento di Roberto Vavassori, presidente di Anfia, avrà come titolo “Know how italiano per l’automotive globale – Scelte strategiche per una filiera automotive italiana proiettata al futuro”. Nonostante le forti ripercussioni della crisi economica ancora in atto, l’automotive – con oltre 1,2 milioni di addetti, 3 miliardi di euro di investimenti annui in R&D e 70,5 miliardi di Euro di entrate tributarie per lo Stato nel 2013, pari al 4,5% del PIL nazionale – rimane un settore strategico per l’economia italiana.
Guardando allo scenario globale, ai numeri positivi di produzione (84,7 milioni di autoveicoli leggeri nel 2013) e mercato (83,3 milioni di autoveicoli leggeri nel 2013) mondiali, si contrappongono i risultati deboli dell’Europa e quelli molto critici dell’Italia, Nel nostro Paese, si è infranta la soglia di volumi produttivi minimi di veicoli per la ‘tenuta’ del settore (nel 2012, si sono prodotte in Italia meno di 400.000 vetture, il 56% in meno del 2007, e nel 2013 la produzione è ulteriormente calata del 2,1% rispetto all’anno precedente). Il mercato auto ‘normalizzato’, per l’Italia, è analogo a quello di Francia e Regno Unito (circa 2 milioni di autovetture/anno). Nel nostro Paese, tuttavia, esiste uno squilibrio nel rapporto prodotto/immatricolato che sta diventando insostenibile per il settore: mentre in Germania le immatricolazioni di vetture di marca nazionale sono il 72% del mercato e in Francia il 53,4%, in Italia sono appena il 29%. La componentistica ha tenuto grazie alle esportazioni, compensando il calo di fatturato in Italia (il 20% in meno nel 2012 rispetto al 2008). Sappiamo, infatti, che dietro l’autoveicolo c’è un’intera filiera produttiva che continua a distinguersi per l’eccellenza, a volte quasi l’unicità, dei suoi distretti, per la flessibilità e la capacità di innovazione, oltre che per la vocazione all’export. Ma non solo: ci sono anche altre filiere collegate (es. macchine utensili e fonderie), dotate di un elevatissimo know how, che va difeso. Promuovere una legislazione competitiva per il settore, a partire da un benchmark con le best practice europee e da una valutazione preventiva degli effetti ex-post delle norme da adottare è una delle principali finalità della Consulta automotive, organo di Governo del settore voluto da Anfia e insediato in forma permanente presso il Ministero dello Sviluppo Economico. La Consulta si propone anche come luogo di sintesi delle proposte di politica industriale provenienti dai diversi attori competenti – pubblici e privati, europei e internazionali – a cui è necessario dare centralità, anche per superare il gap di competitività che ancora separa il nostro Sistema Paese dai suoi maggiori competitor europei.
Sul fronte della ricerca e innovazione, l’Unione Europea offre importanti opportunità di sviluppo alle nostre imprese attraverso gli strumenti finanziari di Horizon 2020. Lo scorso 22 luglio, la Commissione Europea ha adottato il primo update dei Work Programmes di Horizon 2020 2014-2015, con il quale conferma gli importi per le azioni da implementare attraverso il budget del prossimo anno. Alcuni dei topics su cui si concentrano le prossime calls del 2015 riguardano, a livello di prodotto, l’impiego di materiali avanzati, l’alleggerimento dei pesi e le tecnologie ibride.
Intervento del Centro Ricerche Fiat. Nevio Di Giusto, amministratore delegato del Centro Ricerche Fiat,
presenterà una relazione dal titolo “L’innovazione nell’automotive: pragmatismo o creatività?”. La tradizione automobilistica italiana nasce alla fine dell’Ottocento e, attraversando tutto il secolo breve, sviluppa competenze di eccellenza nell’ingegneria e nel design dei veicoli e dei loro componenti e nella progettazione dei processi industriali del settore automobilistico. Dopo oltre cento anni di sviluppo, il veicolo può essere considerato un prodotto maturo o, invece, c’è ancora spazio per l’innovazione?
La Fiat sta attraversando una fase importante della propria storia. L’acquisizione di Chrysler ha proiettato il costruttore nazionale in una dimensione globale aggiungendo una sfida culturale a quelle industriali. Una sfida che poche aziende italiane hanno tentato e che altri concorrenti, in un recente passato, non sono riusciti a concludere: creare un’unica squadra partendo da due organizzazioni con storie consolidate, fortemente permeate dalla cultura del territorio di origine e quindi con modi di pensare e di agire molto diversi. L’incontro tra il pragmatismo e la schematicità delle organizzazioni americane con la flessibilità e la creatività nazionali è un’intersezione occasionale o determinerà la nascita di una multinazionale con processi gestionali e organizzativi innovativi?
La capacità di innovare di un’azienda è un prerequisito per la sua sopravvivenza sui mercati internazionali e
l’innovazione è la risultante dell’interazione tra le attività di Ricerca e Sviluppo e tutti gli altri processi aziendali. In aggiunta è necessario avere una rete estesa di collaborazioni esterne all’impresa per condividere rischi e investimenti durante la fase precompetitiva. L’innovazione del veicolo è uno dei semi per i sistemi di mobilità del futuro. Il nostro Paese sta coltivando questo seme?
Utilizzando il caso Fiat come paradigma, la relazione evidenzia il ruolo strategico delle attività di innovazione per garantire la competitività nel lungo periodo di un’impresa, e di un intero sistema industriale, che si confronta su scala mondiale.
In chiusura, con l’intenzione di stimolare una discussione tra gli interessati a questo tema, sono presentate delle proposte per valorizzare, proteggere e incentivare l’innovazione italiana nella filiera dell’automotive.
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