Secondo trimestre 2025 negativo nei dati Confindustria Reggio Emilia - Meccanica Plus

Secondo trimestre 2025 negativo nei dati Confindustria Reggio Emilia

Pubblicato il 12 settembre 2025
Confindustria Reggio Emilia secondo trimestre 2025 Roberta Anceschi

Il settore manifatturiero reggiano continua a vivere una fase di marcata debolezza, come emerge dall’ultima indagine congiunturale condotta dal Centro Studi di Confindustria Reggio Emilia, che fotografa un secondo trimestre 2025 negativo su tutti i principali indicatori: produzione (-1,8%), fatturato (-4,7%) e occupazione (-0,8%).

A preoccupare è soprattutto il crollo dell’export, che registra un -8,2%, a fronte di una flessione più contenuta sul mercato interno (-1,6%). Il rallentamento è alimentato da una serie di fattori congiunti: la contrazione della domanda estera, le tensioni geopolitiche, l’incertezza causata dalle politiche protezionistiche degli Stati Uniti su alcuni comparti strategici e la persistente instabilità dei mercati internazionali. In questo contesto, le imprese locali si trovano in difficoltà crescente nel mantenere competitività e volumi produttivi.

 Confindustria Reggio Emilia secondo trimestre 2025

Anche le previsioni per il terzo trimestre non lasciano intravedere segnali di ripresa. La maggior parte delle aziende prevede una sostanziale stazionarietà su produzione (71,0%), ordini (57,9%) e occupazione (78,9%). Tuttavia, resta significativa la quota di imprese che si attende un ulteriore peggioramento, in particolare sugli ordini esteri (29,9%) e sulla produzione (21,1%). Solo l’7,9% del campione prevede un aumento dell’attività produttiva.

Confindustria Reggio Emilia secondo trimestre 2025 previsioni terzo trimestre

“I risultati dell’indagine congiunturale relativa al secondo trimestre confermano un rallentamento che non può più essere considerato episodico – commenta Roberta Anceschi, presidente di Confindustria Reggio Emilia -. Le nostre imprese stanno affrontando una fase di profonda incertezza, aggravata da un contesto internazionale sempre più instabile. I dazi imposti dagli Stati Uniti su settori strategici europei stanno penalizzando direttamente il nostro export, colpendo filiere manifatturiere ad alto valore aggiunto. A questo si sommano le difficoltà strutturali dell’Europa, ancora priva di una politica industriale comune e rallentata da decisioni frammentarie e tardive”.

In questo scenario, la mancanza di segnali di inversione di tendenza rischia di trasformare la debolezza congiunturale in una stagnazione strutturale. La contrazione simultanea di produzione, fatturato ed export, unita a previsioni improntate alla prudenza o al pessimismo, evidenzia la necessità urgente di misure concrete.

“Ribadiamo l’urgenza di interventi mirati per sostenere la competitività delle imprese italiane – conclude la presidente -. Serve un’azione coordinata tra Governo, Unione Europea e mondo produttivo per garantire stabilità, incentivare gli investimenti e rilanciare l’accesso ai mercati internazionali. Senza una risposta forte e condivisa, rischiamo un deterioramento duraturo della capacità produttiva e occupazionale della nostra manifattura”.



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