Proiettare emozioni con la luce - Meccanica Plus

Proiettare emozioni con la luce

Pubblicato il 1 ottobre 2002

La luce trasmette emozioni. Avvolte nel buio le differenze si azzerano, i colori e le forme si annullano. La luce invece infonde sensazioni, proiettando nell’oggetto il potere di interagire con l’animo di chi l’osserva. Il successo di un evento e la maestosità di un’architettura nascono spesso anche dalla capacità di suscitare suggestioni nello spettatore. Alle nude essenzialità di volumi e superfici, la luce dona valenze seducenti ammantandole in una nube di magia cromatica. In questa sorta di osmosi emotiva la tecnologia gioca un ruolo essenziale. All’interno del professional lighting un ruolo da protagonista è certamente quello che si è ritagliato Coemar (www.coemar.com). Con i suoi proiettori, l’azienda di Castel Goffredo, in provincia di Mantova, è stato uno dei pionieri in Italia in questo settore. Da settant’anni è diventata una dei portacolori del made in Italy nel mondo della progettazione e realizzazione di una sofisticata gamma di apparecchiature e installazioni destinate dapprima al mondo delle discoteche, ora a quello dei teatri, degli studi televisivi, degli spazi destinati a concerti e spettacoli. Appartengono a Coemar anche le strumentazioni che hanno illuminato alcuni dei più importanti monumenti ma anche palcoscenici di eventi e manifestazioni che si sono succeduti negli ultimi anni.

Il proiettore

A catalogo, l’azienda mantovana dispone di una gamma di una cinquantina di prodotti destinati all’illuminazione professionale: dal più piccolo, dotato di una lampada da 150 W, fino ad arrivare a quello più grande, con una lampada da 4000 W. Lo scheletro di un proiettore è costituito da una struttura autoportante fatta da parti in lamiera e minuterie metalliche tornite. Queste ultime vengono assemblate alla scocca in lamiera, di alluminio o acciaio inox. All’interno della scocca vengono inseriti i componenti che ne formano la parte elettronica e ottica. L’intero blocco viene infine racchiuso in un corpo di plastica o di fibra di carbonio. Il vantaggio principale della copertura con questo materiale si traduce nella leggerezza che, nel caso dei testa mobile, garantisce facilità e velocità nella movimentazione. Un proiettore è composto mediamente da circa 500÷600 particolari. Di questi, quasi 120 sono i componenti meccanici, più della metà dei quali sono pezzi realizzati in lamiera. Tutti i proiettori costruiti da Coemar vengono progettati all’interno dell’ufficio tecnico dell’azienda. Molti sistemi, parti di prodotti e parti di sistema stesso, sono brevettati. Il ciclo di lavorazione meccanica si svolge interamente nello stabilimento mantovano. La fase di assemblaggio, invece, viene ripartito in parte a Castel Goffredo, dove lavorano 95 dipendenti, e in parte nell’altro stabilimento del Gruppo che si trova a Minsk, in Bielorussia, e all’interno del quale operano 120 dipendenti. Il ciclo produttivo di un proiettore è mediamente di 40 giorni. L’intero processo di lavorazione della lamiera, quindi della scocca dei proiettori, è completamente realizzato con macchine Trumpf (www.it.trumpf.com): dalla piegatura alla punzonatura fino al taglio laser.

L’approccio

“Prima di servirci delle macchine Trumpf tutte le parti in lamiera venivano fatte realizzare all’esterno dell’azienda, spiega Bruno Dedoro, direttore generale di Coemar. Specialmente quelle operazioni eseguite adesso con l’ausilio del laser, prima venivano eseguite all’esterno utilizzando vecchie metodologie”. Tre anni e mezzo fa, Coemar decide di installare l’intero ciclo di lavorazione meccanica all’interno dello stabilimento di Castel Goffredo. Per la sola lavorazione della lamiera oggi sono operative sei macchine Trumpf: una TC 600 L e due TC 6000 L, che combinano punzonatura con taglio laser, due TB 85 e una TB 50, presse piegatrici. “All’inizio ero un po’ preoccupato nel fare utilizzare queste macchine, confessa Dedoro: non erano mai state provate prima di quel momento dai miei dipendenti. Ma la loro facilità di utilizzo ci ha permesso, appena installate, di andare subito in produzione”. L’altro interrogativo nell’installazione delle macchine era legato alla manutenzione e alla resa. “Il nostro ciclo produttivo si basa su tre turni di lavoro, e a volte si estende anche al sabato e alla domenica, sottoponendo le macchine quindi a ritmi non indifferenti, continua il direttore generale di Coemar. Ma anche questa mia iniziale perplessità è stata superata dall’affidabilità che queste macchine ci hanno dimostrato nel corso del tempo”.

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