L’eccellenza dell’artigianato giapponese in mostra all’ADI Design Museum di Milano
All’ADI Design Museum di Milano – dal 29 gennaio fino all’8 febbraio – è possibile ammirare le eccellenze dell’artigianato tradizionale giapponese, patrimonio materiale e immateriale legato ai mestieri d’arte del Giappone dove si intrecciano arte, ragione ed emozione in una sintesi consapevole. La mostra ‘工=藝 Ko = Ghei, la fusione di arte, ragione ed emozione’ si inserisce nell’ambito del progetto di indagine pilota per l’espansione all’estero dei prodotti regionali promosso dall’Ufficio di Gabinetto del Governo del Giappone. L’evento, col patrocinio del Comune di Milano, è promosso da Kitamaebune Kōryū Kakudai Kikō in collaborazione con ANA Strategic Research Institute. L’ingresso è gratuito.
ECCELLENZA IN VETRINA
L’esposizione propone una selezione di opere rappresentative delle maggiori espressioni dell’artigianato tradizionale giapponese tra cui: Mumyōi yaki, tipologia di ceramica caratteristica dell’isola di Sado; kabazaiku, tecnica di lavorazione artigianale della corteccia di ciliegio selvatico originaria di Kakunodate, nella prefettura di Akita; Wajima nuri, tecnica di laccatura tradizionale della città di Wajima, nella prefettura di Ishikawa; Bizen yaki, tipologia di ceramica della città di Bizen, nella prefettura di Okayama, che appartiene a una delle più antiche tradizioni ceramiche del Giappone; Nousaku, prodotti di fusione in metallo (stagno, rame, bronzo) della città di Takaoka; opere di alta oreficeria che rappresentano l’eccezionale maestria giapponese nella lavorazione dell’oro, il grado più alto dell’arte della lavorazione dei metalli preziosi.

Sekisui Ito
La metallurgia giapponese è una tradizione antica in cui oro, argento, rame e ferro vengono lavorati, fusi in leghe speciali, martellati, incisi o incrostati per creare forme e decorazioni. Introdotta nel periodo Yayoi (300 a.C. – 250 d. C. circa), si è sviluppata nei secoli per produrre utensili per i rituali buddhisti, accessori per le spade dei samurai, utensili per il tè e oggetti d’uso quotidiano, gioielli. Con l’introduzione dalla Cina del Buddhismo nel VI secolo, questa arte progredì rapidamente: nel periodo Nara (710 – 794 d. C.) fiorì la tecnica di doratura, mentre le tecniche di lavorazione con foglia e fili d’oro si perfezionarono nel periodo Heian. Tra i periodi Muromachi (1392-1568), Momoyama (1573-1868) ed Edo (1600-1868), i maestri affinarono incisione e intarsio, definendo un’estetica tipicamente giapponese. Oggi, l’oro e gli altri metalli continuano a essere impiegati in oggetti rituali, arti decorative, gioielleria e restauro. Fusione, martellatura e incisione restano tecniche fondamentali che conferiscono alle opere ricchezza espressiva e profondità e sono realizzate da maestri artigiani cui viene conferito il titolo di “Tesoro Nazionale Vivente”, ufficialmente riconosciuti come detentori del sapere immateriale fatto di tecniche tradizionali di altissimo valore storico e artistico che – tramandate – hanno plasmato la cultura giapponese. Queste comprendono l’artigianato – ceramica, lacca, metallurgia, carta washi, legno, bambole – ma anche le arti performative come il teatro Nō, il Kabuki, il bunraku e il saper fare legato alla vita quotidiana, tra cui la cucina e il sake. L’esposizione accoglie le creazioni di alcuni dei maestri artigiani più autorevoli del panorama nipponico, inclusi due Tesori Nazionali Viventi: Sekijin ITO (Sekisui ITO V) e Jun Isezaki. Figure che incarnano l’eccellenza nelle arti della ceramica, della lacca e del kabazaiku, e di una conoscenza riconosciuta dal governo giapponese come Bene Immateriale Culturale Importante. Oggi sono in totale 126 i maestri a cui è stato riconosciuto il titolo: queste figure rappresentano, con le loro tecniche raffinate e la loro filosofia maturate durante la vita e attraverso i secoli, un ponte tra passato e futuro, esprimendo appieno la profondità della cultura giapponese.
TECNICHE IMPIEGATE

Jun Isezaki
Le tecniche impiegate attestano il loro ruolo cruciale nella trasmissione della cultura materiale del Paese, un tempo affidata alle kitamaebune, navi mercantili che, dalla fine del XVII secolo fino alla fine del XIX secolo, navigavano lungo la costa del Mar del Giappone, da nord a sud, facendo scalo nei numerosi porti per commerciare merci locali. Grazie a un sistema commerciale unico, che prevedeva la sostituzione del carico a ogni porto, queste navi trasportavano non solo beni, ma anche cultura e conoscenze tecniche tra le diverse regioni. Dalla seconda metà del XIX secolo, con lo sviluppo delle infrastrutture moderne del Giappone concentrate soprattutto sulla costa del Pacifico, le rotte delle kitamaebune persero progressivamente la loro funzione. Tuttavia, le regioni un tempo collegate da queste vie marittime continuano ancora oggi a custodire importanti tradizioni culturali e industriali.
Le opere presentate nella mostra KO=GHEI rappresentano la sintesi delle tecniche e dello spirito della storia questi territori. L’artigianato giapponese, che un tempo viaggiava per mare con le kitamaebune, oggi esce dai confini regionali e nazionali, diffondendo il proprio valore nel mondo a partire da Milano. Attraverso oggetti nati per essere usati – ciotole, tazze, contenitori per tè, vassoi, scatole, oggetti laccati – il percorso espositivo invita a riflettere su come la funzione, la durata e la riparabilità siano al centro di una concezione del bello intimamente legata all’utilità e alla vita quotidiana.
ORARI
Dal 29 gennaio al 8 febbraio 2026
Orari: 10.30 – 20.00
Giorni di chiusura: 30 gennaio, 6 febbraio
Ingresso gratuito.
LOCATION
ADI Design Museum,
Piazza Compasso d’Oro, 1 – Milano
ORGANIZZATORE
Associazione Kitamaebune Exchange Expansion Organization
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