Industria 4.0, in Italia vale 3,2 miliardi secondo l’Osservatorio del PoliMi
Il mercato dei progetti di Industria 4.0 nel 2018 è cresciuto del +35%, a quota 3,2 miliardi di euro, l’82% dei quali realizzato verso imprese italiane e il restante in export di progetti, prodotti e servizi. Sono i dati dell’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano, cui si aggiunge un indotto di circa 700 milioni legato a progetti ‘tradizionali’ di innovazione digitale (300 milioni in più del 2017). In base ai dati del primo trimestre, si prevede quindi un rallentamento nella crescita per il 2019, attorno al +20-25%.
In dettaglio, l’85% del fatturato 2018 è composto dalle tecnologie IT, con il 60% rappresentato da industrial IoT, per un valore di 1,9 miliardi di euro e in crescita del +40%, seguito da industrial analytics con 530 milioni (17% del mercato, +30%) e cloud manufacturing, con 270 milioni di euro (8%, in aumento del +35%). Alle OT afferisce invece l’advanced manufacturing, primo con una quota di mercato di 160 milioni, in aumento del 10%, seguito da additive manufacturing, 70 milioni di euro, e advanced human machine interface, che con 45 milioni di euro registra però l’incremento più sostanziale a +50%.
Attività di consulenza e formazione legate a progetti di Industria 4.0 compongono l’ultima fetta di mercato, pari a 220 milioni di euro (+10%) e nettamente inferiore alle aspettative, mostrando come ci sia ancora molto da fare in Italia sul fronte competenze.
Sono state quindi 800 le applicazioni 4.0 censite in Italia, con una media di quattro per azienda. Le applicazioni sono distribuite in tre aree dei processi aziendali, ovvero Smart factory (produzione, logistica, manutenzione, qualità, sicurezza, rispetto norme) per il 42% dei progetti, Smart lifecycle (sviluppo prodotto, gestione ciclo vita e dei fornitori) per il 33% e Smart supply chain (pianificazione flussi fisici e finanziari) per il 25%.
“Molti degli investimenti avviati nel 2017 sulla spinta del Piano Industria 4.0 sono stati fatturati nel 2018 – spiega Marco Taisch, tra i responsabili scientifici dell’Osservatorio -. E’ però necessario coinvolgere lavoratori e utilizzatori finali delle tecnologie in tutte le fasi dei progetti 4.0”. Solo il 7,8% delle aziende ha infatti coinvolto i propri collaboratori, e nel 26% dei casi non sono stati nemmeno informati della presenza di una strategia 4.0 in azienda. La funzione HR ha inoltre partecipato a queste iniziative solo nel 6,8% delle imprese, e nel 23,4% non ha avuto un ruolo in nessuna delle attività, per lo più promosse da top manager (43,8%) o direttori di produzione o stabilimento (35,4%)
L’indagine condotta dall’Osservatorio, su un campione di 192 imprese italiane (153 grandi aziende e 93 PMI) rileva quindi che l’80% vede Industria 4.0 come una rivoluzione che porterà cambiamenti radicali, con grandi potenzialità ancora da esprimere, mentre per il 20% è un’evoluzione di quanto avvenuto già negli anni precedenti. Solo un’azienda su tre ha effettuato una valutazione della propria preparazione digitale (digital readiness), il 54% è interessato a farlo in futuro, il 14% non lo ha fatto e non intende farlo.
I principali benefici indicati dalle aziende con progetti attivi da oltre un anno sono la migliore flessibilità di produzione (47%), l’aumento dell’efficienza dell’impianto (38%), la riduzione dei tempi di progettazione (34%) e l’opportunità di sviluppare prodotti innovativi (33%). Le barriere maggiormente percepite dalle imprese allo sviluppo di applicazioni 4.0 sono invece le difficoltà nell’uso della tecnologia e nell’adozione degli standard (59%), le problematiche di natura organizzativa e gestione delle competenze (41%), le difficoltà di change management (20%) e l’insoddisfazione per l’offerta (17%).
Nei prossimi due anni le aziende intendono quindi concentrare gli investimenti in industrial IoT (48%), Industrial analytics (39%) e advanced automation (33%), mentre se si considera un orizzonte di 3-5 anni le priorità diventano advanced automation, cloud e additive manufacturing. Intelligenza artificiale e blockchain non appaiono invece ancora rilevanti nei piani di investimento dei prossimi 5 anni delle imprese italiane, con alcune eccezioni per le aziende di grandi dimensioni.
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