Fonderie a due velocità nei dati di chiusura 2025 di Assofond
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Il settore delle fonderie ha chiuso il 2025 con un trimestre di parziale recupero, sebbene la ripresa appaia disomogenea tra i diversi comparti e ancora condizionata dalle perdite registrate nella prima parte dell’anno.
L’ultima indagine congiunturale del Centro Studi di Assofond – l’associazione di Confindustria che rappresenta le fonderie italiane – sul periodo ottobre-dicembre 2025 evidenzia una produzione in crescita congiunturale del +5,8% rispetto al trimestre precedente e in aumento tendenziale del +5,7% rispetto allo stesso periodo del 2024. Nonostante questo piccolo rimbalzo, i volumi complessivi difficilmente arriveranno a pareggiare quelli del 2024 (già in forte calo rispetto agli anni precedenti) a causa del pesante gap accumulato durante un primo semestre particolarmente difficile.
“I dati del quarto trimestre – sottolinea Fabio Zanardi, presidente di Assofond – mostrano che il nostro settore sta provando a reagire. Tuttavia, le fonderie e la manifattura in generale stanno vivendo un momento di profonda tensione e contraddizione. Oggi alle aziende energivore si chiede di investire e decarbonizzare, mentre mancano condizioni minime di competitività: energia a costi sostenibili, regole stabili e strumenti europei efficaci. Il CBAM, ad esempio, sta generando incertezza e tensioni sui mercati delle materie prime, mentre non ci protegge dalla concorrenza extraeuropea: così com’è ora non funziona, anzi è dannoso. Abbiamo presentato al MIMIT, in occasione del recente tavolo delle industrie energivore, un dossier con i principali interventi urgenti e non più rinviabili che abbiamo chiesto di portare, come sistema Paese, alle Istituzioni europee. Per preservare l’industria europea serve agire immediatamente”.
Produzione e fatturato: dinamiche generali e settoriali
Alla crescita della produzione (+5,8% rispetto al trimestre precedente e +5,7% rispetto allo stesso periodo del 2024) si accompagna una dinamica positiva anche per il fatturato, seppur con valori più attenuati: +4,1% su base congiunturale e +4,7% su base tendenziale. Tuttavia, questi segnali vanno letti con estrema cautela: la parziale ripresa, iniziata timidamente nel terzo trimestre, non è sufficientemente robusta se osservata nel quadro complessivo annuale.

Disaggregando il campione nei due raggruppamenti principali (fonderie di metalli ferrosi e non ferrosi), si notano tendenze completamente opposte, che confermano la precarietà della situazione, con un settore delle fonderie che appare avere due velocità.
Le fonderie ferrose sono l’unico motore del rimbalzo: la produzione segna un +8,9% rispetto al trimestre precedente e un +8,6% a livello tendenziale rispetto al quarto trimestre 2024. Anche il fatturato riflette questa dinamica espansiva con un aumento dell’8,1% sul trimestre precedente e dell’8,4% tendenziale.
Le fonderie non ferrose, al contrario, rimangono in sofferenza, e chiudono il 2025 senza aver mai registrato un trend positivo durante l’anno. Nel quarto trimestre la produzione cala del -2,6% a livello congiunturale e del -2,4% tendenziale. Ancora più marcata la contrazione del fatturato, che scende del -5,6% rispetto al trimestre precedente e del -4,6% rispetto al T4 2024.

Sentiment delle imprese e motivazioni dei trend
Analizzando le cause delle variazioni produttive, il 56,7% del campione ha indicato un aumento congiunturale della produzione nel Q4 2025: un dato, tuttavia, che la maggioranza assoluta dei rispondenti (60,9%) imputa semplicemente a un maggior numero di giorni lavorati rispetto al trimestre precedente. Il 30,4% delle imprese segnala invece un effettivo aumento della domanda e il 4,3% l’accesso a nuovi mercati o clienti. Al contrario, tra le aziende che hanno registrato una diminuzione della produzione (26,7% del campione), le cause predominanti rimangono le difficoltà di mercato, citate dall’87,5% degli intervistati.
La situazione di incertezza generale è confermata dai risultati dell’indagine sulla fiducia. A fine 2025 il giudizio delle imprese sul periodo di riferimento è stabile: l’indice che misura il sentiment (indice Act) si è attestato a 52,1 punti, valore superiore alla soglia di sufficienza (50 punti), ma stazionario rispetto a novembre. L’indice Six, che invece misura le aspettative per i prossimi sei mesi, si colloca a 53,1 punti. Anch’esso rimane sopra la soglia di sufficienza, ma mostra un lieve calo rispetto al mese precedente.
Continua infine sul fronte del lavoro la ricerca di personale specializzato. Nonostante il periodo complesso, le fonderie italiane continuano a investire nelle risorse umane. Nel secondo semestre del 2025, l’83,3% delle aziende ha effettuato ricerche di personale. La domanda si concentra principalmente su operai specializzati (che rappresentano il 45% delle ricerche) e, in seconda istanza, su operai non specializzati (35%). Tuttavia, il mismatch tra domanda e offerta resta un tema rilevante: solo il 40% delle aziende si dichiara pienamente soddisfatto dell’esito della ricerca, mentre il 56% riporta una soddisfazione solo parziale.
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