Progettare 411 – Gennaio/Febbraio – 2018
La riforma fiscale USA spinge la meccanica
La riforma fiscale appena varata negli USA ha lo scopo di riattivare gli investimenti statunitensi in patria. Ma al contempo agevola anche l’export verso il Paese. Secondo Sace, nei primi dieci mesi dello scorso anno, sui 33 miliardi di export italiano verso gli Stati Uniti la meccanica ha registrato un +9%, attestandosi a 6 miliardi di euro. L’istituto di tutela del rischio di credito prevede un effetto positivo a breve termine, dettato soprattutto dal taglio delle aliquote. E la meccanica, secondo l’analisi, dovrebbe essere il comparto in grado di beneficiarne più di tutti. Sono sostanzialmente quattro i punti che caratterizzano la riforma appena varata dal presidente Trump. Dal 2018 l’aliquota sulle società di capitale scende dal 35% al 21%. Inoltre, con l’introduzione della deducibilità integrale e immediata degli investimenti nello stesso anno in cui sono stati effettuati, valida fino al 2020, scatta una sorta di super-ammortamento che può essere un utile volano alla nostra industria meccanica e all’export di beni strumentali. Considerando una politica fiscale fortemente espansiva e l’avvio del programma da mille miliardi per il riassetto delle infrastrutture, il Centro Studi di Sace stima un aumento di 1,8 miliardi di euro di maggiore export italiano verso gli USA proprio quest’anno. Un terzo punto della riforma voluta dal presidente Trump riguarda il Patent Box: viene applicata un’aliquota del 12,5% sui redditi prodotti dalla vendita o dalle licenza di beni e servizi all’estero: in questo caso c’è però il rischio che si configuri come un sussidio all’export e quindi in contrasto con le regole del WTO. Infine, il rimpatrio agevolato degli utili, sul quale il cash sarà al 15,5% e gli assets all’8%.
Luca Rossi

