DPI alle imprese per sostenere il Paese, l’appello di Anima
La chiusura per codici Ateco delle attività produttive sancita in Italia dal decreto del Governo nelle misure di contenimento del coronavirus ha portato gran parte dell’industria meccanica italiana a dover chiudere i battenti nel giro di tre giorni. Con conseguente cassa integrazione di centinaia di migliaia di lavoratori.
Anima Confindustria esprime in questo quadro la propria preoccupazione condivisa con i sindacati, e contestualmente alla chiusura chiede al Governo di cominciare a mettere le imprese nelle condizioni di recuperare i dispositivi di protezione individuale necessari per poter riaprire al più presto, facendo lavorare i collaboratori in sicurezza. Sicurezza che è legata alla disponibilità di DPI quali mascherine, guanti, occhiali e camici, i cui ordini fatti dalle aziende sono però stati bloccati alle dogane, rendendo nella maggior parte dei casi impossibile reperirli in quantità sufficiente e in tempi adeguati.
“Se si ferma l’industria meccanica, si ferma il Paese. Dobbiamo garantire una continuità – afferma e chiede quindi Marco Nocivelli, presidente di Anima Confindustria -. Sia al mercato domestico, dato che i nostri macchinari sono alla base di ogni filiera produttiva italiana, sia al mondo, perché non possiamo nemmeno perdere il nostro secondo polmone, quello dell’export. Proponiamo, allora, la possibilità di riaprire i magazzini a inizio aprile per evadere gli ordini esteri, di poter lavorare a turni e orari ridotti. Siamo anche convinti che sia necessario identificare un modello simile a quello israeliano o individuare il modello in base alle fasce d’età, che sta circolando in questi giorni”.
“Non fermateci affinché non si fermi il Paese – prosegui ancora Nocivelli -. Siamo consapevoli che noi come tutta l’Italia stiamo andando incontro a un nuovo equilibrio: come industriali conosciamo la necessità di un piano strategico utile a far fronte a una situazione nuova e di forte crisi. Siamo disponibili a collaborare con le istituzioni e insieme alle autorità. Allo stesso tempo, chiediamo al governo di aiutarci a rassicurare i sindacati e i lavoratori continuando così a costruire il bene comune per i singoli, le famiglie e l’intera Italia. Ci vuole massimo sforzo, perché la vita delle persone passa dalla salute e dalla dignità del posto di lavoro”.
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