Acciaio inox in ripresa nei dati siderweb del primo trimestre 2021

Pubblicato il 16 luglio 2021
siderweb ripresa acciaio inox

Giungono segnali di ripresa dal comparto dell’acciaio inox in Italia e nel mondo, dopo la crisi del 2020, secondo i dati comunicati da siderweb nel webinar ‘Acciaio inox: il bilancio del primo semestre e le prospettive per il secondo’, tenutosi lo scorso 15 giugno.

Nel primo trimestre 2021 la produzione nel mondo è cresciuta del +25%, a 14,5 milioni di tonnellate, e in Europa del +5,3%, a 1,9 milioni di tonnellate. Resta ancora molto da recuperare per tornare ai livelli precedenti al 2018, e permangono alcuni problemi congiunturali: mancanza di materiale e aumento dei prezzi che mettono in difficoltà gli utilizzatori, scarsità di materia prima, non esente dalla crescita delle quotazioni, e concorrenza cinese che detiene una quota del 59,2% del mercato globale.

L’output dell’inox in Italia nel 2020 è intanto calato meno rispetto al totale dell’acciaio, segnando un -10% confrontato a -12,1% del totale della produzione siderurgica. Sul Paese potrebbe però pesare la forte dipendenza dal poco dinamico mercato europeo: “Dal 2012 a oggi – ha evidenziato Stefano Ferrari, responsabile dell’Ufficio Studi siderweb – si segnala, all’export, un incremento delle vendite in Unione europea, che oggi assorbe l’80% del materiale. Anche all’import nel 2020 e 2021 c’è stato un maggior ricorso al materiale made in EU, che copre circa i due terzi del fabbisogno italiano. La concentrazione, soprattutto all’export, su un mercato che cresce poco come quello europeo potrebbe rappresentare, nel medio-lungo periodo, una criticità per il settore nazionale dell’inox”.

Ancora in rialzo infine i prezzi delle materie prime dell’acciaio inox, con il cromo vicino ai massimi del 2018 e il molibdeno, salito del 77% da inizio anno, con tendenza al rialzo che continua per entrambi. Trend di crescita più moderato invece per il nickel, così come rallenta la corsa del rottame, con un probabile ulteriore apprezzamento ma a velocità molto più contenuta.

Nel corso del webinar hanno quindi preso la parola alcuni degli operatori presenti. “La domanda di acciaio inox molto sostenuta da novembre è andata via via consolidandosi – ha detto Massimo Amenduni, managing director di Acciaierie Valbruna -.  Il 2021, poi, è partito fortissimo, ma temo che la paura di non trovare più il materiale abbia generato una crescita esponenziale della domanda. Dovremo verificare se resterà su questi livelli”. Amenduni ha poi sottolineato quanto sia strategico il tema delle materie prime, vista la carenza che si registra, per cui suggerisce che si dovrebbe fermare l’export del rottame dall’Europa. Una carenza che ritiene qindi possa essere riconducibile alla Cina: “Ha investito da tempo nelle materie prime e ciò ha determinato anche le impennate dei prezzi. Le capacità installate per l’inox, in Cina, sono enormi, ma la qualità è certamente meno buona della nostra, come pure il servizio al cliente“.

Alessandro Bettuzzi, amministratore delegato di OIKI e coordinatore dei centri servizi inox di Assofermet, ha poi affermato che a sostenere i prezzi oggi sarebbe “la totale mancanza di prodotto. Una condizione di natura strategico-industriale che favorisce la parte alta della filiera”. Proseguendo a spiegare che le acciaierie accettano ordini di materiale con consegna a fine anno, o inizio 2022. Per questo la carenza di materiale è destinata a durare per mesi, con punte che probabilmente verranno toccate a giugno.
 “I prezzi stanno diventando roventi – ha aggiunto ancora -. Quando ciò accade, il mercato inizia a cercare prodotti alternativi. Quindi tra settembre e ottobre potremo avere maggiori indicazioni su quale sarà effettivamente il consumo di inox per il 2022″.



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