Credito d’imposta Industria 4.0, quali sono i requisiti
Recentemente ci siamo occupati delle opportunità offerte dalle agevolazioni fiscali che rientrano sotto il cappello di Piano Transizione 4.0, per progetti di innovazione e green. La legge 160/19, che ha trasformato la maggioranza di ammortamenti (iper e super) dovuti a investimenti in macchinari e software, prevede alcune condizioni, o per meglio dire, paletti.
Prima di poter portare in compensazione tramite F24 il credito d’imposta è necessario che le aziende controllino di avere il Durc, ovvero il Documento Unico di Regolarità Contributiva, in regola.
Se infatti la precedente formulazione dell’incentivo interessava solo imprese con bilanci che evidenziavano un buon andamento economico, e l’ammortamento consisteva in un risparmio sulle imposte, la nuova formulazione con il credito d’imposta riguarda di fatto tutte le aziende. Paradossalmente quindi anche quelle in sofferenza per la crisi economica ma che comunque decidono di effettuare un investimento Industria 4.0, per non perdere l’occasione.
Per tale motivo il legislatore ha previsto che la fruizione del beneficio sia condizionato dal rispetto delle normative in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro applicabile in ciascun settore e al corretto adempimento degli obblighi contributivi, previdenziali, assistenziali a favore dei lavoratori.
Sono invece del tutto escluse dal beneficio fiscale le imprese che hanno ricevuto sanzioni interdittive a seguito di violazione delle norme sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche (Dlgs 231/01), così come le imprese che si trovino in stato di liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo senza continuità aziendale, e che comunque abbiano già avviato un iter che porti a tali situazioni.
Il credito d’imposta, lo ricordiamo, può essere utilizzato per portare in compensazione i debiti relativi alle imposte sui redditi, alle relative addizionali, alle ritenute alla fonte riscosse mediante versamento diretto, all’Iva, alle imposte sostitutive alle imposte sui redditi, dell’imposta sul valore aggiunto. Può essere utilizzato anche per pagare i contributi verso enti previdenziali, comprese le quote associative. Per esempio può coprire i contributi a carico del datore di lavoro di prestazioni di collaborazione coordinata e continuativa, oppure i premi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
Franco Metta
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