Rivista_di_Meccanica_177 - page 7

Editoriale
rmo
aprile 2014
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Dall’inizio del 2013, in attuazione di una Direttiva europea, è entrata
in vigore una normativa per contrastare i ritardi dei pagamenti sia tra
imprese e Pubblica amministrazione sia tra le stesse imprese. A poco più
di un anno dall’entrata in vigore il bilancio è sconsolante. Lo afferma un
sondaggio condotto tra 300 imprese dei principali settori manifatturieri,
in prevalenza di dimensioni micro (fino a 9 addetti) e piccole (da 10 a 49).
Il risultato è deprimente: solo il 17% delle imprese vanta pagamenti da
parte della clientela entro i termini contrattuali. Ma il peggior pagatore
è la Pubblica amministrazione (11%) seguita dal commercio e dalle im-
prese non commerciali, che pagano entro la scadenza rispettivamente nel
14% e nel 20% dei casi. In totale l’11% delle imprese del campione son-
dato viene pagato con un ritardo di 180 giorni ed oltre. Il 19% subisce
una dilazione tra i 60 e i 180 giorni, il 22% tra 31 e 60, il 20% tra gli 11
e i 30 giorni e il 12% meno di 10 giorni. È quasi un bollettino di guerra.
La legge europea fissa il termine di pagamento in 30 giorni dall’emissione
della fattura o consegna delle merci e prevede una deroga a 60 solo per
gli enti sanitari pubblici. La maggioranza assoluta delle imprese (57%)
pur di non perdere la commessa si vede però costretta già nei contratti
a prevedere uno sforamento di favore oltre i 60 giorni. E ciò avviene con
maggiore frequenza quando il cliente è una Pubblica amministrazione e
si tratta, secondo l’analisi, di una palese violazione delle norme perché
il tetto dei 30 giorni non è derogabile quando in campo c’è lo Stato. A
differenza delle transazioni tra imprese nelle quali le parti possono con-
cordare termini diversi.
Lo
Stato
dia l’
esempio
1,2,3,4,5,6 8,9,10,11,12,13,14,15,16,17,...102
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