Editoriale
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luglio/agosto 2013
3
Più
grinta
in
Europa
Il Consiglio europeo dei capi di Stato o di Governo di fine giugno non ha
potuto eludere la gravità della crisi nella Unione Europea.: 26,6 milioni
di disoccupati e 7,5 milioni di giovani (15-24 anni) che sono disoccupati
o che non cercano lavoro o che non sono inseriti in processi formativi.
In questo panorama l’Italia non va meglio con 3,1 milioni di disoccupati
e 1,2 milioni almeno di giovani dai 15 ai 24 anni. Sono urgenti delle
azioni di contrasto a questo fenomeno.
Le politiche economiche europee fino a questo momento adottate non
hanno prodotto misure efficaci per combattere que-
sta crisi: il rigore fiscale è considerato quasi da tutti
sbagliato in una grave recessione e le misure per la
crescita vedranno i loro effetti solo con un’attua-
zione sul medio-lungo termine. A sua volta, le poli-
tiche economiche italiane sono vincolate da limiti di
bilancio nazionale molto stretti.
Bisognerebbe dunque trovare soluzioni innovative
che abbiano l’assenso dell’Europa, dalla quale non
possiamo prescindere. Soffermandoci anche sulle
presunte disparità di trattamento che non dovreb-
bero esserci o che dovrebbero esserci, ma spiegate
meglio. Ad esempio, la Spagna ha avuto una mora-
toria fino al 2016 per rientrare sotto il 3% del deficit
sul PIL e ha ricevuto dalla UE 50 miliardi (pari ad una quota dello 0,6%
del suo PIL medio annuo) più di quanto abbia erogato. Nel confronto,
l’Italia è dunque stata solidarista e quindi potrebbe chiedere all’Europa
di esserlo adesso verso di lei perché da sei anni siamo nella peggiore re-
cessione tra i Paesi dell’Europa monetaria. Potremmo allora fare quegli
investimenti in tecnologia e formazione, crescita verde, efficienza ener-
getica. Cioè alcune delle riforme che la UE stessa ci chiede unitamente
ad altre (giustizia,fiscalità ecc).