Scenari
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progettare
389
•
maggio
2015
Stefano Belviolandi
La man
ifattura
nel Regno
Unito
Il Regno Unito e l’Italia sono fortemen-
te complementari nella loro struttura
economica: l’Italia ha un’economia in-
dustriale diversificata che può accedere
a una basemanifatturiera rafforzata nel
Regno Unito. Ci siamo interrogati su
quali leve possano favorire lo sbarco di
imprenditori italiani nel Regno Unito e
quali punti di forza questi stessi impren-
ditori potessero trovarne e beneficiarne
in UK. In fondo, la storia del nostro
Paese è molto forte dal punto di vista
industriale, basti pensare ai dati che
emergono periodicamente da studi e
ricerche e che piazzano alcune province
italianeai primi posti per volumi evalori
produttivi. Ma allora perché emigrare?
Cosa si trova oltralpe? Lo abbiamo
domandato a Michael Boyd, managing
director UK Trade & Investment, che ci
ha accolti subito ricordandoci che UK
è al secondo posto per attrazione dei
flussi di investimento subito dopo gli
Stati Uniti.
Polo d’attrazione
“Siamoapertialbusinesseall’economia
e diamo il benvenuto agli imprenditori
chericonoscano la forzadegli investitori
UK. Inoltre - spiega Boyd - abbiamo le
università tra le prime dieci università
al mondo. Infine siamo una terra dove
è molto facile fare business”. Queste
affermazioni sono testimoniate dai nu-
merichecisonostatifornitidall’Ukti(UK
Trade Investment). Nel solo 2014 erano
circa mille le imprese italiane attive nel
Regno Unito e ancora oggi i progetti
di investimento italiani verso UK so-
no sani e contribuiscono all’economia
britannica in diversi settori, tra cui l’au-
tomobilistico, l’aerospaziale, la green e-
conomy.Secondo la Inward Investment
Ukti 2013/2014, l’Italia è all’ottavo posto
a livello mondiale e il terzo in Europa,
in termini di progetti di investimento
nel Regno Unito: sono stati creati 70
progetti per 1366 nuovi posti di lavoro
e ne garantisce, complessivamente,
2441. Perché dunque il Regno Unito
piace così? Boyd spiega che nel corso
del tempo il governo britannico è inter-
venuto sulle normative in fatto di buro-
crazia, snellendole. Dal 2010 il governo
MichaelBoyd,managingdirectorUK
Trade&Investment, ci spiega l’interesse
delle imprese italianeadaprirenelRegno
Unito: burocrazia leggera, tassazione
bassa.Maallostessotempohaspiegato
come lastrutturaeconomicadei due
Paesi siacomplementare. L’economia
industrialediversificata italianapuò
sposare lamanifatturarafforzatadel
RegnoUnito




