Evitiamo gli errori
Dalla rivista:
Progettare
La prototipazione rapida è arrivata in Italia nel 1989 e ormai da qualche anno si parla anche di stampi rapidi, o rapid tooling per usare la terminologia americana, ma ancora c’è molta confusione su quali siano le possibilità e i limiti dei processi disponibili. Ancora oggi l’industria soffre della mancanza di un’informazione chiara ed esaustiva che compromette di fatto la possibilità degli acquirenti di giudicare il prodotto che viene loro offerto. Questa situazione ha sostanzialmente due risvolti negativi importanti, evidenti soprattutto in Italia: il primo è che la domanda si concentra e cresce soprattutto verso quei servizi, o “non servizi”, risultanti da una banale solidificazione di un file CAD attraverso macchine più o meno automatiche.
Si tratta di un processo con pochissimo valore aggiunto poiché è possibile, a discapito della qualità naturalmente, operare anche a basso costo privandosi di quel prezioso apporto che è la competenza degli specialisti tecnici. Da qui il successo di tecnologie quali la sinterizzazione di polveri plastiche, o altre, che consentono (volendo) di ‘solidificare’ il manufatto senza, o quasi, l’intervento di personale specializzato; evitando cioè operazioni quali lo studio dei posizionamenti dei modelli in macchina (nesting), la rimozione supporti, la finitura modello, ecc. che contemplano una buona dose di esperienza e di professionalità. Questo fatto comporta la perdita di tutte quelle opportunità legate all’impiego di prototipi evoluti, che permettono di effettuare sperimentazioni sempre più spinte e di mettere a punto il progetto ad un livello molto raffinato. Purtroppo, ripeto, il fenomeno è molto italiano: in paesi come Germania e Inghilterra, ma anche Francia e altri stati a noi vicini, l’impiego di tecnologie per lo sviluppo rapido di prodotto non solo è molto più diffuso, ma anche il livello dei servizi richiesti è superiore. Il rischio per le aziende italiane è di trovarsi a competere in un mercato che non tiene più conto dei confini nazionali, in un contesto che premia l’innovazione, senza quegli strumenti necessari per confrontarsi alla pari con le realtà europee. Certo è che i prototipi “evoluti” hanno costi più elevati rispetto a quelli ottenuti solo tramite processi automatici, ma è importante capire quanto e come questo secondo tipo di prototipo possa essere molto più utile in una verifica di progetto. L’impressione è che ci troviamo di fronte ad un vero paradosso: ciclo di vita di prodotto sempre più breve, quindi tempo di sviluppo drasticamente compresso, e budget di spesa che si riduce sempre più anche in ufficio tecnico dove invece gli investimenti ripagano, eccome!
La competenza
Grazie alla competenza di alcuni centri si può infatti eseguire sui prototipi una serie di test che altrimenti andrebbero fatti sui particolari di produzione, quindi quando si è giunti ad una fase del progetto in cui le modifiche sono lente e costose.
Tutto dipende dal mix di tecnologia e materiale che il centro servizi mette a punto e da quanto è in grado di interpretare correttamente le esigenze del cliente: in una parola sola, dalla competenza degli specialisti che si interfacciano con il cliente.
Il rischio di affidarsi ad un prototipatore è proprio quello di non accedere alla competenza e al mix tecnologico a disposizione di un centro servizi strutturato. Si è portati a pensare che stereolitografia oppure che la sinterizzazione di polvere, l’FDM o qualsiasi altra tecnologia possa sempre costituire la soluzione ai problemi di prototipazione. A meno di voler disporre solo di semplici maquette estetiche o di verifica morfologica è impensabile che la stessa tecnologia possa coprire esigenze “spinte” di verifica come: la resistenza a temperatura, la fatica o un generico impiego funzionale. Spesso i progettisti si accontentano di veder solidificato il loro progetto creato all’interno di un computer; alcuni, purtroppo, ignorano il fatto che, attraverso relazioni più profonde con i centri di servizio specializzati, potrebbero avere molti più elementi di valutazione del proprio operato attraverso una maggiore possibilità di sperimentazione.
Sinterizzare polveri metalliche
Se poi parliamo di rapid tooling, dove per lo più si assiste ad improvvisazioni di aziende che hanno semplicemente acquistato una macchina in grado di sinterizzare polveri metalliche, la situazione diviene ancora più evidente e ci porta a parlare del secondo punto negativo citato ad inizio articolo: le cattive esperienze.
Una cattiva esperienza su un progetto, o addirittura sul primo progetto affrontato con nuovi metodi, può portare ad emettere un giudizio negativo generalizzato verso l’intera classe tecnologica, con la conseguente perdita di tutte le opportunità legate ad una corretta implementazione di processi innovativi ed efficaci. Possiamo permetterci di limitare la competitività della nostra azienda a causa di una cattiva esperienza, imputabile ad altri? Certamente no.

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