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Alla fine del 2018, presso la prestigiosa casa d’aste Christie’s, per la prima volta viene battuta un’opera d’arte creata da un gruppo di artisti e ricercatori conosciuti con il nome di Obvious che ha utilizzato un algoritmo di Intelligenza Artificiale chiamato Generative Adversarial Network (GAN). Si tratta dell’opera ‘Portrait of Edmond de Belamy’, venduta per circa 432.500 dollari. La riflessione che questo evento ha suscitato è quale possa essere il concetto di creatività e, di conseguenza, se le macchine lo possano essere oppure se la creatività è solo una caratteristica intrinseca nel genere umano. Una riflessione che naturalmente si allarga non solo a tutti gli ambiti applicativi ma anche a quelli regolamentatori. L’implementazione dell’Intelligenza Artificiale, come tutte le adozioni di tecnologie chiamiamole invasive, è un percorso che non può essere fermato. Ma che necessita assolutamente di essere governato e, appunto, regolamentato. Non per nulla, seppure in grave ritardo rispetto all’implementazione già in atto, i Paesi si stanno interrogando anche sugli aspetti etici e sulle sue ricadute sulle attività umane di questo fenomeno. La Commissione Europea mesi fa ha redatto il cosiddetto ‘AI Act’ il primo atto legislativo al mondo a disciplinare la materia, inteso a garantire che i sistemi di IA siano sicuri, etici e affidabili. In questo senso, l’Italia è stato il primo Paese del Continente a produrre una bozza di disciplina che nei prossimi mesi verrà discussa, e licenziata, dal Parlamento.