Ecosistemi industriali connessi nella visione di Herweck di Aveva e Parker di IDC
Si è tenuto lo scorso novembre a San Francisco Aveva World, evento organizzato dalla multinazionale attiva nel settore del software industriale, che ha messo al centro del dibattito il potenziale del software come collettore di dati per creare ecosistemi industriali connessi che abilitano la collaborazione e nuove forme di efficienza.
Nella tavola rotonda svolta davanti a un parterre di oltre 2.500 clienti e partner, molti dei quali impegnati nella trasformazione digitale delle proprie imprese e nella creazione di nuovi modelli di business per accelerare la sostenibilità, Peter Herweck, CEO di Aveva, e Bob Parker, senior vice president IDC, hanno affrontato il tema dell’economia industriale connessa, esplorandone vantaggi e potenzialità.

Peter Herweck, CEO di Aveva
“Stiamo assistendo alla nascita di un universo industriale completamente connesso, che consente un nuovo tipo di collaborazione tra colleghi, fornitori, partner e clienti – ha affermato Herweck -. L’adozione di un approccio incentrato sui dati dà potere ai team di lavoro, collegando diversi attori nell’intero ecosistema industriale. Questo a sua volta trasforma le catene del valore in reti agili, redditizie e sostenibili. È ciò che noi di Aveva intendiamo per nuova economia industriale connessa”.
Secondo un recente sondaggio, commissionato da Aveva, a 650 dirigenti aziendali internazionali dei settori chimico, manifatturiero ed energetico in Nord America, Europa e Medio Oriente, l’87% del campione intende aumentare l’investimento della propria organizzazione in soluzioni digitali industriali nei prossimi 12 mesi.
“Quando riunisci i dati dei tuoi asset e applichi processi di analisi per contestualizzarli e visualizzarli in formati intuitivi, accedi a nuovi modi di lavorare – prosegue il CEO di Aveva -. Stiamo assistendo a una grande transizione da parte di aziende leader come Shell e Worley, sempre più inclini ad abbattere l’approccio di raccolta e lettura dei dati per silos verticali e a prediligere la costruzione di digital twin per migliorare la collaborazione, promuovere la trasparenza e fornire informazioni fruibili che consentano ai loro team di lavorare in modo più intelligente, trasversale e connesso”.

Bob Parker, senior vice president IDC
Bob Parker di IDC ha poi dichiarato: “Ci troviamo di fronte a un’economia digitale in rapida evoluzione, che non trova paragoni, per profondità e portata, a quanto abbiamo osservato prima della pandemia. I segmenti industriali ad alta intensità di risorse della vecchia economia, tra cui l’Oil&Gas, Power&Utilities, Chimico e di consumer packaged goods, sono costantemente sottoposti a nuove pressioni affinché le operation siano sempre più resilienti. Ciò richiede livelli più elevati di strumentazione degli asset e capacità che facciano leva sui dati raccolti per accelerare il processo decisionale e l’innovazione. In definitiva, questo sta portando alla nascita di ecosistemi industriali connessi”.
Secondo l’IDC Global Performance Index1, che comprende oltre 900 aziende manifatturiere quotate in borsa, le aziende con una maggiore maturità digitale sono avvantaggiate. Considerando un anno base 100, le aziende che mostrano una maggiore maturità digitale godono di quasi il doppio dei ricavi (indice di 193), che si confronta con un punteggio di 150 per quelle con maturità di livello medio e 97 per i ritardatari. Parker ha affermato che il divario digitale aumenterà solo quando l’economia mondiale sarà dominata dal digitale nei prossimi 10 anni.
All’Aveva World, aziende leader come Kellogg, Barry Callebaut, Pfizer, Dominion Energy e Henn, hanno infine raccontato la propria esperienza nell’avvio della costruzione di nuovi ecosistemi industriali connessi. L’adozione di software industriali basati su cloud sempre più diffusa permetterà in tal senso alle organizzazioni di coinvolgere esperti all’interno e all’esterno della loro azienda per realizzare progetti innovativi, ottimizzare il ciclo di vita delle operazioni, accelerare il processo decisionale e raggiungere obiettivi di sostenibilità per l’utilizzo responsabile delle risorse mondiali.
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