UI_Giugno_2018

“Senza interventi mirati all’aggiorna- mento delle competenze e delle cono- scenze dobbiamo prevedere un mondo di professionalità a rapida obsolescen- za In un sistema in continua evoluzio- ne, la formazione continua sarà l’ar- chitrave su cui poggerà l’occupazione. Anche su questo aspetto la contratta- zione può giocare un ruolo decisivo. Resta il nodo delle piccole e medie imprese che sono il cuore del nostro si- stema produttivo. Senza politiche con- crete di sostegno alla formazione con- tinua, rischiamo la precoce espulsione dal mercato del lavoro di migliaia di persone”. Insomma, l’innovazione porterà più o meno occupazione? “Oggi non possiamo davvero dire se la rivoluzione targata Lavoro 4.0 provoche- rà la perdita di posti che non verranno compensati o se invece l’occupazione aumenterà e in quali settori. Per questo dobbiamo comunque avere una strate- gia di creazione di lavoro. È certo che il lavoro non sarà più lo stesso. Un dato che impone anche al sindacato l’esigen- za di trasformarsi per poter continuare a svolgere il suo ruolo di rappresentanza e tutela del mondo del lavoro”. Le immagini a corredo sono di CGIL. @gapeloso Che tipologia contrattuale o rela- zioni industriali si possono pen- sare nell’industria 4.0? “Il lavoro del sindacato è principalmente fare contrattazione e anche nel lavoro 4.0. Per noi la chiave di volta resta con- trattare. Se è un algoritmo a dettare tem- pi e modalità di lavoro, allora dobbiamo contrattarlo per ottenere diritti, tutele e redditi equi. Siamo di fronte a un impor- tante interrogativo al quale ancora non si è trovata risposta: come si distribuisce il reddito in sistemi che polarizzano i ri- cavi in poche mani mentre ai lavoratori viene riconosciuta solo una minima parte del guadagno? La tecnologia fino ad og- gi è servita soprattutto per realizzare un mondo low-cost dove la prima voce a es- sere stata compressa è proprio quella dei redditi dei lavoratori. Dobbiamo interro- garci sulla redistribuzione, individuare soluzioni per rimediare a quella crescita esponenziale delle diseguaglianze che è la cifra di questa stagione”. 20 giugno 2018 ne a vivere meglio. Possono agevolare le amministrazioni pubbliche nel risolvere problemi complessi. Possono migliorare le prevenzione, la salute e l’ambiente. O possono essere venduti alle grandi compagnie, come è avvenuto per i dati del servizio sanitario nazionale a IBM, perché creino profitto. Perché ciò non avvenga servono norme chiare che pon- gano limiti, confini, anche etici, alla tec- nologia. Serve che il pubblico protegga e garantisca i dati, che devono ormai es- sere considerati estensioni della persona. Bisogna anche fare in modo che le azien- de non si trincerino dietro il segreto in- dustriale e contemporaneamente che i vantaggi dei loro investimenti siano as- sicurati. Serve una contrattazione degli algoritmi che muovono le IA perché le tutele e i diritti dei lavoratori siano ga- rantiti. Serve che lo Stato o gli organismi internazionali, varino norme che diano ad agenzie indipendenti la possibilità di controllarne la liceità, sanzionare gli abusi, verificare che i diritti delle perso- ne e dei lavoratori siano contemplati. Serve che le IA siano contendibili e non monopolio di pochissimi privati”. In Germania il sindacato dei me- talmeccanici tedeschi ha concor- dato con le imprese un orario di lavoro facoltativo di 28 ore set- timanali. Ritiene sia possibile an- che nel nostro Paese? “Quell’accordo, riconoscendo la flessi- bilità di orario ai lavoratori che necessi-

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