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46 progettare 423 GIUGNO / LUGLIO 2019 INCHIESTA cubi, una soluzione impraticabile”, chiude Carpentiere. Link tra industria e ricerca Per Carlo Mapelli, professore Steel and steel plants Politecnico di Mi- lano: “L’Università può fare molto, anche dal punto di vista della for- mazione dei nuovi tecnici, e lo fa. Il Politecnico di Milano deve la sua fama in ingegneria meccanica (terza in Europa per importanza e settima al mondo) al fatto di stringere colla- borazioni quotidianamente con attori sia di filiera siderurgica che della mo- bilità. Realizza qui un concetto, per cui gruppi organizzati vincenti sono quelli dove vi è una molteplicità di esperienze. Ci sono docenti che sono depositari di questa tradizione che imparano ogni giorno, affiancati da giovani che fanno ricerca a interno di programmi finanziati. Programmi di collaborazione con le Università che molti non sanno nemmeno esistono, e che sarebbe bene invece aprire e sviluppare”. Deve esserci unione del- la tradizione - sostiene il professore - con le idee nuove portate da studenti. “Lavoriamo con diversi produttori e trasformatori sia per migliorare gli acciai - perché vengono impiegati diversi acciai - continua Mapelli - cia- scuno per ogni parte che compone la scocca di un’auto. Su questi ci sono margini di miglioramento che sono ancora inespressi, e anche nuove tipologie di acciaio che entrano su mercato. Parlo degli acciai ad alto contenuto di manganese dei sud coreani, che li hanno sviluppati, e ne producono per ora solo un milione di tonnellate l’anno, che hanno 1.000 mega Pascal di snervamento e si allungano ancora del 32%. Hanno lo stesso rapporto resistenza/peso di una lega di titanio, ma costano 10 volte meno del titanio”. Oltre a for- nire le supercar, Mapelli puntualizza che è importante pensare a fornire un segmento della classe media, un mezzo di mobilità necessario. E aggiunge che ad oggi non esiste una alternativa valida all’acciaio in termini di prestazioni tecniche ed economiche. Mobilità condivisa Andrea Gibelli, presidente Ferrovie Nord Milano, parla di una disciplina chiamata connettografia, che studia il successo di alcune aree del mondo rispetto ad altre e che danno direzio- ne di dove mondo va. Il futuro dei trasporti si determinerà a livello più ampio. “Ci sono costanti che non ci permettono di prevedere quando ci sarà un significativo cambiamento da punto di vista storico. Ma ci sono delle tendenze che ragionevolmente possono dare indicazioni. Da qui al 2050 in UE il 50% della popolazione vivrà nelle cosiddette megacity - dice il presidente di FNM -. Non si può pensare alla mobilità senza un piano integrato che consenta alle persone di muoversi inmodo efficiente su lunghe distanze”. Gibelli aggiunge che oggi fare squadra significa non costruire più cluster altamente specializzati, ma sistemi altamente competitivi che dialogano tra loro in modo non com- petitivo. “Non ci sarà competitività tra chi sposa mobilità pubblica e chi quella privata. Ci sarà invece ‘iperspe- cializzazione’ in un certo settore della mobilità collettiva, e non più pubblica, o per meglio dire condivisa, e l’ultimo miglio, che rappresenta il collegamen- to tra casa e stazione che è un tipo di mobilità più legata all’individuo”, continua. Vanno costruite delle filiere di mobilità e questa forma di collabo- razione deve trovare il materiale più appropriato per ciascun segmento del servizio di connessione all’interno di sistemi urbani complessi. Mobilità su rotaie La mobilità è anche garantita dai treni. Secondo Gibelli: “A livello lom- bardo prevediamo di passare da qui al 2025 da 800 mila viaggiatori a più di un milione. Abbiamo quindi il problema di continuare a investire sulla flotta e chiediamo allo Stato investimenti sull’infrastruttura fer- roviaria, di pari passo”. Il modello di riferimento è il piano industriale di FNM che è partito da una condi- zione, la nuova connettività. Creare una Megacity policentrica che possa essere concepita come un sistema unico da Torino, Milano e Venezia con treni concepiti in modo da es-

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