Beni strumentali in ripartenza nei dati Federmacchine
Secondo i dati elaborati dal Gruppo Statistiche Federmacchine, il fatturato 2020 dell’industria italiana dei beni strumentali è sceso a 41 miliardi di euro, -14% rispetto al 2019. Un risultato comunque superiore alle aspettative delle aziende, che nel mese di aprile 2020 stimavano un calo di fatturato al -27%.
Sul risultato complessivo hanno pesato la riduzione dell’export, sceso a 28 miliardi (-14% sul 2019) e il calo delle consegne dei costruttori sul mercato interno, sceso a 14 miliardi con un -15%. Diminuzione invece del -18% nel consumo, che ha sfiorato i 21 miliardi di euro rispetto ai 26 registrati nel 2019, mentre è rimasto invariato il numero di imprese e occupati, stabili a oltre 200.000 addetti nelle circa 5.000 aziende del settore.
“Il contenimento dei danni, perché di questo si è trattato – commenta Giuseppe Lesce, presidente Federmacchine -, è stato possibile grazie alla caparbietà delle imprese che, dopo un primo momento di chiaro sbandamento causato anche dal lockdown, hanno ripreso in mano la situazione riavviando l’attività in Italia e all’estero, nonostante le forti limitazioni alla mobilità di merci e persone”.
Guardando alla serie storica dei dati, la crisi del 2020 ha riportato il settore indietro nel tempo di parecchi anni. I valori di produzione e consumo sono tornati al livello del 2015. La riduzione dell’export è stata tale da avvicinarsi a quella del 2013. Malgrado tutto, resta però alto l’apporto dell’industria italiana del machinery all’economia del Paese, pari al 2,5% del PIL (in calo solo di un paio di decimali sul 2019).
Nel 2020, il saldo complessivo delle merci è stato di +64 miliardi di euro, dunque decisamente più alto rispetto al valore abituale (nel 2019 era di 39 miliardi). L’incremento si spiega anzitutto con il crollo delle importazioni di carburanti per effetto della crisi e del lockdown. In questo contesto, la meccanica ha confermato il suo ruolo di traino con un surplus di 44 miliardi. Quasi la metà di questo surplus è attribuibile al settore dei beni strumentali rappresentato da Federmacchine.
Il blocco della mobilità ha inciso notevolmente sull’attività dell’industria italiana di settore oltreconfine come dimostra il dato di export/fatturato che, nel 2020, si è fermato al 67%. Con riferimento alla distribuzione delle vendite, la quota di fatturato ottenuta in Italia si è attestata al 33%. Il 29% del totale è stato destinato agli altri paesi dell’Unione Europea. Segue quindi l’export in Asia e America settentrionale entrambe con il 10%.
I primi dati del 2021 confermano quindi una generale situazione di costante miglioramento, con export di macchinari italiani cresciuto del 6,8% nel periodo gennaio-marzo e importazioni italiane salite nello stesso periodo del 6,7%. Le previsioni formulate dalle singole associazioni che fanno capo a Federmacchine per il 2021 indicano quindi un +11,1% per fatturato, +11,8% nell’export, +9,7% nel consumo, consegne interne e import entrambi a +9,7%.
“Il totale recupero avverrà nel 2022 grazie alla ripresa dell’attività oltre confine – incentivata e facilitata, immaginiamo, dal procedere in tutto il mondo della campagna vaccinale – e grazie alla ripresa degli investimenti in nuovi macchinari in Italia che già rilevano molti settori che fanno capo a Federmacchine, sostenuta anche dagli incentivi 4.0 – dice infine Lesce -. A tal proposito chiediamo che le misure attualmente previste quali credito di imposta per le nuove macchine e per le tecnologie 4.0 divengano strutturali così da accompagnare le imprese in un processo graduale e continuo di aggiornamento e trasformazione, presupposto indispensabile per vincere la sfida della competitività internazionale”.
Complementare al tema dell’innovazione è poi quello della formazione 4.0 e dei giovani. Nuove macchine e nuove tecnologie impongono nuove competenze e quindi forza lavoro preparata ad operare su sistemi e secondo processi spesso completamente differenti rispetto al passato. “Per questo – ha aggiunto il presidente di Federmacchine – occorre uno scatto deciso da parte delle autorità di governo per aggiornare l’offerta formativa del sistema scolastico a vocazione tecnica tecnologica così da allinearlo all’evoluzione del contesto e da renderlo interessante per i giovani. In questo senso crediamo che i fondi resi disponibili dal PNRR per ITS – e destinati alla creazione di laboratori 4.0 e infrastrutture tecnologicamente avanzate – saranno utili per valorizzare ulteriormente questi istituti da cui ‘usciranno’ giovani professionisti da inserire nelle nostre aziende”.
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