Il contratto collettivo di lavoro dei metalmeccanici interessa un milione e mezzo di lavoratrici e lavoratori. E’ stato rinnovato lo scorso 4 febbraio. Il cuore di questo nuovo documento è rappresentato dall’aumento del salario e dalla riforma dell’inquadramento professionale. Dopo quattro giorni di trattativa è stata raggiunta l’intesa per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici (2021-2024) tra Federmeccanica/Assistal, Fim, Fiom e Uilm. Il cuore delle nuove regole è rappresentato dall’aumento del salario e dalla riforma dell’inquadramento professionale. Per conoscere meglio i contenuti e le innovazioni, nate dal confronto delle parti, lo ha spiegato Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil.
“Siamo molto soddisfatti di questo contratto – ha esordito Re David –, è bene ricordare che i metalmeccanici rinnovano un contratto che comprende quasi un milione e mezzo di lavoratori. Non si tratta di un contratto settoriale, ma comprende una categoria molto ampia che va dai lavoratori dell’informatica fino a chi si occupa di siderurgia. Settori con condizioni di lavoro differenti, innovazione diverse, modalità lavorative non sovrapponibili. Si tratta, quindi, di un contratto che unisce, solidale, che tiene insieme tutta l’industria metalmeccanica”. Il salario è stato al centro del confronto delle parti sociali. Salario come valorizzazione del lavoro. In virtù del contratto precedente le retribuzioni, in questi ultimi anni, hanno avuto dinamiche piuttosto rallentate anche rispetto all’inflazione. Ma non è tutto: “Oltre alla parte retributiva – aggiunge Re David –, un altro importante traguardo raggiunto, nel nuovo documento contrattuale, è relativo all’inquadramento dei lavoratori. Con il nuovo contratto abbiamo realizzato l’aggiornamento e la revisione del ruolo professionale adeguandolo alle profonde trasformazioni tecnologiche e organizzative avvenute dal 1973, data a cui risale l’attuale inquadramento, a oggi. Il primo, importante risultato è rappresentato dal superamento del primo livello a partire dal 1 giugno del 2021 e migliaia di lavoratori passeranno nell’attuale secondo livello”. Insomma, nell’attuale organizzazione dell’industria la qualifica dei lavoratori è a 360°. Il lavoro è cambiato. Non possono esserci lavoratori senza una specifica qualifica nello svolgimento delle proprie mansioni.
Ha continuato Re David: “Un elemento interessante del contratto, direi fondamentale, è la formazione continua dei lavoratori, nell’orario di lavoro, in un mondo che sta cambiando. Nel contratto sono inseriti gli strumenti e le modalità formative. Un totale di 24 ore, che prevedono la formazione di tutti i lavoratori come diritto soggettivo. E’ un contratto di lavoro sfidante per entrambe i soggetti, lavoratori e aziende”. Lo sviluppo del capitale umano è decisivo per dotare i lavoratori di competenze in grado di risolvere problemi sempre più complessi e profondamente diversi rispetto al passato. In sintesi, nel lavoro post covid, c’è bisogno di persone che sappiano affrontare i cambiamenti del modo di lavorare, anche ricorrendo a metodologie avanzate basate sulla conoscenza digitale.
L’articolo integrale sarà pubblicato sul numero di aprile 2021 di Rivista di Meccanica Oggi.