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Centenario per Beta Utensili, un libro Rizzoli per celebrare la storica azienda italianaERT

Tra le iniziative per celebrare il suo centenario, Beta Utensili si racconta in un libro uscito per Rizzoli, ‘100. Un secolo e la storia di un’impresa’, a cura dello storico dell’economia Geoffrey Pizzorni.

Sono infatti trascorsi cent’anni da quando, ai primi del Novecento, Alessandro Ciceri avviò la sua officina per lo stampaggio di precisione dei metalli. Il volume racconta quindi un secolo di storia fatto di tanti avvenimenti, di persone, di cambiamenti, di successi e di sfide vinte, durante il quale le cinque generazioni della famiglia Ciceri che si sono succedute in azienda hanno saputo custodire e tramandare i valori del loro lungimirante avo: un’attenzione maniacale alla qualità e all’innovazione dei prodotti, grazie a cui oggi il Gruppo Beta è tra le maggiori realtà industriali al mondo nel settore utensileria.

Il volume ne ripercorre dunque la storia, dalla nascita al dopoguerra, dal boom economico al consolidamento internazionale e fino ai giorni nostri e alle nuove sfide che attendono questa storica, grande azienda italiana.

“Raccontare il percorso, sia umano sia imprenditoriale, della mia famiglia attraverso foto, ricordi, aneddoti per la realizzazione di questa pubblicazione è stata un’esperienza per me molto emozionante – ha dichiarato Roberto Ciceri, attuale presidente e amministratore delegato del Gruppo Beta -. Ho potuto così ripercorrere un secolo di storia fatto di audacia e spirito imprenditoriale, in una progressione che non si è mai interrotta e a cui le diverse generazioni delle mia famiglia hanno sempre assicurato un forte contributo personale. La centralità dell’impresa è sempre stata l’elemento essenziale del nostro disegno imprenditoriale, guidati da una forte propensione al cambiamento e un’attenzione maniacale alla qualità e all’innovazione di prodotto, unita sempre a un grande senso di responsabilità vesto il contesto in cui operiamo, il territorio, i collaboratori, i fornitori e i clienti. Perché dopo oltre trent’anni dal mio ingresso in azienda sono convinto che la nostra non sia un’azienda che si possiede, ma che si custodisce e si tramanda alle generazioni future“.