Progettare 409 – Ottobre – 2017

A rischio 3 milioni di posti. Invertire la tendenza si può

In Italia, nei prossimi quindici anni verranno meno più di 3 milioni di occupati nei settori tradizionali. Fino a 4,3 milioni se considerassimo uno scenario più pessimista. Ma è possibile crearne altrettanti in quelli innovativi. Per il mercato del lavoro italiano sarà una traversata faticosa. È lo scenario emerso da una ricerca presentata recentemente dal Club Ambrosetti partendo da una ricerca redatta da due professori di Oxford: Carl Frey e Michael Osborne. L’industria automotive e il caso di successo rappresentato da Amazon mostrano come i posti più a rischio siano nei comparti della manifattura e del commercio: secondo i calcoli del Club Ambrosetti potrebbero perdere rispettivamente 840 mila e 600 mila unità. Invertire la tendenza non è impossibile. Secondo la ricerca occorrerebbe mettere in campo iniziative capaci di creare 42 mila posti all’anno nei prossimi cinque. Ma occorre spingere sui settori che oggi impiegano più di ogni altro: alta tecnologia, scienze della vita, ricerca. Per ogni nuovo posto in un settore avanzato se ne creerebbero altri 2,1 nell’indotto: 40 mila posti l’anno nei settori chiave sono tre milioni di occupati in 15 anni. La strada è quella tracciata con l’ultima legge di Stabilità: incentivi per gli acquisti di nuovi macchinari, crediti d’imposta per le startup innovative e la ricerca, tassazione agevolata per brevetti industriali e marchi. E poi la formazione. La correlazione fra titolo di studio e rischio automazione segnala, infatti, che più la qualifica è bassa e più è alta la probabilità di restare disoccupati. Chi ha in tasca una specializzazione universitaria avrebbe l’1% di probabilità di perdere il posto, mentre per chi non ha almeno una laurea il rischio sale al 17%. E si parla di 17 milioni di italiani. Il futuro è per chi svolge mansioni complesse, con una forte componente intellettuale e non facilmente sostituibili dalle macchine.

Luca Rossi



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